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L'Infinita Misericordia del Padre accolga tra le sue braccia
l'anima del nostro Santo Padre, possa egli godere delle beatitudini dell'amore
Divino....e vegliare su di noi come ha sempre fatto...
ricordandolo con amore , tutti insieme, nella preghiera.
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KAROL WOJTYLA
Era il 16 ottobre 1978: dopo il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I
(Albino Luciani, già patriarca di Venezia), viene eletto al soglio di
Pietro il cardinale polacco Karol Józef Wojtyla, 58 anni, arcivescovo di
Cracovia, primo papa straniero dal 1523. Rivolgendosi alla folla, presente in
piazza san Pietro subito dopo l'elezione, Giovanni Paolo II riesce subito a
strappare un sorriso di simpatia con la frase divenuta poi celebre: «Non
so se posso bene spiegarmi nella vostra...nostra lingua italiana. Se mi
sbaglio, mi corrigerete». Nell'omelia per l'inizio del pontificato di
domenica 22 ottobre, ci sarà l'altrettanto famoso appello: «Non
abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice
potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici, come quelli
politici». Senza entrare qui nel campo più squisitamente
religioso, in quelle sue parole si può già vedere quasi un
profetico annuncio della caduta del Muro di Berlino.
Nato a Wadowice, città a
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequenta i corsi
di formazione al seminario clandestino di Cracovia, diretto
dall’arcivescovo di Cracovia, il cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo
diventa uno dei promotori del Teatro Rapsodico, anch’esso clandestino.
Dopo la guerra, continua gli studi nel seminario maggiore Cracovia, nuovamente
aperto, e nella facoltà di teologia dell’università
Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale a Cracovia nel
novembre 1946. Successivamente viene mandato dal cardinale Sapieha a Roma, dove
consegue il dottorato in teologia (1948), con una tesi sul tema della fede
nelle opere di San Giovanni della Croce. In quel periodo, durante le sue vacanze,
esercita il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e
Olanda. Nel 1948 ritorna in Polonia e diventa coadiutore dapprima nella
parrocchia di Niegowic, vicino a Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in
città. Fa anche il cappellano degli universitari fino al 1951, quando
riprende gli studi filosofici e teologici. Nel 1953 presenta
all’università cattolica di Lublino una tesi sulla
possibilità di fondare un’etica cristiana a partire dal sistema
etico di Max Scheler. Più tardi, diventa docente di teologia morale ed
etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella facoltà di teologia di
Lublino.
Vescovo
di Cracovia Il 4 luglio 1958, papa Pio XII lo nomina vescovo ausiliare di
Cracovia. Il 13 gennaio 1964 viene nominato arcivescovo di Cracovia da Paolo
VI, che gli concede anche la porpora cardinalizia il 26 giugno 1967. Partecipa
al Concilio Vaticano II (1962-65) fornendo un importante contributo nella
stesura della costituzione "Gaudium et spes".
Nel
suo pontificato - fra i più lunghi in assoluto della storia della Chiesa
- Giovanni Paolo II è stato un viaggiatore instancabile, nonostante i
molti e seri problemi di salute sopraggiunti nel corso del tempo. Il 2003 stato
l'anno che lo ha visto compiere il centesimo viaggio fuori d'Italia (in Croazia
da 5 al 9 giugno): il papa ha già percorso più di un milione di
chilometri, quasi trenta volte il giro del mondo. Ma nel settembre 2003 il
viaggio in Slovacchia ripropone quasi drammaticamente il problema delle sue
condizioni fisiche: in aeroporto riesce a leggere soltanto il primo paragrafo
del discorso di saluto. Nei successivi incontri appare pallido e affaticato, ma
parla meglio; alla cattedrale di Trnava non riesce a leggere una breve
riflessione, anche se dopo improvvisa in polacco in modo chiaro e compiuto.
All'origine di tanti problemi successivi c'è l'attentato del giovane
turco Alì Agca, che il 13 maggio 1981 ferì il Papa all'addome
(oltre che a una mano): giunto al Gemelli quasi dissanguato, viene sottoposto a
un lungo e delicato intervento chirurgico all'intestino, rimanendo in sala
operatoria per sei ore. Già domenica 17 maggio, però, fu in grado
di recitare l'Angelus dall'ospedale in collegamento con piazza san Pietro
dicendo: «Prego per il fratello che mi ha colpito, al quale ho
sinceramente perdonato».Nell'ultimo capitolo del suo libro «Memoria
e identità» (pubblicato da Rizzoli i 23 febbraio 2005) il Papa
torna sul mistero dell'attentato compiuto da Ali Agca, scrive che fu opera di
«una delle ultime convulsioni delle ideologie della prepotenza,
scatenatesi nel XX secolo». Giovanni Paolo II spiega: «La
sopraffazione fu praticata dal fascismo e dal nazismo, così come dal
comunismo». Raccontando poi il suo colloquio del 1983 con Agca in
carcere, scrive: «Alì Agca, come tutti dicono, è un
assassino professionista. Questo vuol dire che l'attentato non fu un'iniziativa
sua, che fu qualcun altro a idearlo, che qualcun altro l'aveva a lui
commissionato».
Di
quegli anni l'immagine "privata" più inconsueta è forse
quella che vede Giovanni Paolo II fotografato insieme con il presidente della
Repubblica italiana Sandro Pertini al massiccio dell'Adamello nel luglio
Il XXV di Pontificato
Ma
dalla primavera del 2004 papa Wojtyla, anche se le gambe non lo sorreggono
più, sta visibilmente meglio rispetto all'ottobre precedente, quando si
temeva un tracollo delle sue condizioni di salute, proprio nei giorni delle
celebrazioni per il XXV di pontificato e del concistoro per i nuovi cardinali,
e può riprendere una maggiore attività pubblica. Il 4 giugno 2004 riceve in udienza il
presidente degli Stati Uniti George W. Bush, in Italia per i 60 anni della
liberazione di Roma, prima di partire per il raduno dei cattolici svizzeri a
Berna il 5 e 6 giugno. A Ferragosto si reca a Lourdes in occasione dei 150 anni
dall'annuncio del dogma dell'Immacolata Concezione. E' il suo 104mo viaggio
internazionale e la sofferenza e il coraggio dell'anziano papa trovano una
manifestazione pubblica mai vista prima.
Karol
Wojtyla ha letto tutto il testo dell'omelia, nonostante una visibile
sofferenza. A un certo punto ha chiesto in polacco: «Pomozcie mi»
(«aiutatemi»); senza alcun clamore, i ministranti che erano sul
palco gli hanno portato un semplice bicchiere di carta con dell'acqua. Il Papa
ha bevuto e poi ha continuato a leggere, con fatica e con decisione, dandosi
anche un "incoraggiamento" da solo: «Musze siconczyc»
(«devo portare a termine») la lettura.
Il suo portavoce ha spiegato che la frase pronunciata nella grotta di
Massabielle (dove la Madonna apparve a Bernadette) «ho raggiunto la meta
del mio pellegrinaggio», aveva un senso letterale, ed esprimeva la
soddisfazione di Giovanni Paolo II per essere nuovamente a Lourdes, pellegrino
tra i pellegrini e malato tra i malati Febbraio 2005: doppio ricovero al
«Gemelli»
Nella
tarda sera di martedì 1° febbraio 2005, improvvisamente, il Papa
già influenzato viene ricoverato al Policlinico Gemelli per una
laringo-tracheite acuta e unacrisi di laringospasmo. Le notizie sulla salute
dal Papa e sul suo ricovero d'urgenza in ospedale fanno subito il giro del
mondo. Le agenzie internazionali cominciano a battere flash e lanci,
altrettanto rapida la circolazione delle notizie su Internet dove tutti i siti
informativi si riempiono riempiti di grandi foto di Giovanni Paolo II. Le
notizie sul papa attirano l'attenzione dei grandi network televisivi e la Cnn,
dall'esterno dell'ospedale romano, conduce una lunga serie di collegamenti.La
degenza in ospedale dura nove giorni. Il rientro, la sera del 10 febbraio,
avviene in papamobile, sotto gli occhi delle telecamere di tutto il mondo,
passando per piazza San Pietro e l'Arco delle campane, ossia dall'ingresso
«nobile» del Vaticano. Tutta la degenza è stata accompagnata
da un'attesa spasmodica di informazioni e da non poche polemiche: in un primo
momento sul giallo scatenato dall'Angelus di domenica 6, ripreso da una
finestra dell'ospedale, con i sospetti che la benedizione del Papa fosse una
registrazione e poi con quelle sulla possibilità che Giovanni Paolo II,
per l'ulteriore aggravamento delle sue condizioni e non potendo più
parlare, decidesse di dimettersi. Polemica che l'interpretazione data ad alcune
frasi del segretario di Stato cardinale Angelo Sodano sul fatto che una decisione
del genere spetterebbe «alla coscienza» del Papa, non ha affatto
sopito.
Uscito «guarito» il 10 febbraio dall'ospedale,Giovanni Paolo Il vi
fa rientro nella mattina del 24, per, dice il direttore della Sala stampa,
Joaquin Navarro, una ricaduta della «sindrome influenzale». Quella
sera stessa gli viene praticata una tracheotomia per aiutarlo a respirare.
Vengono smentite alcune voci che vanno dall'ipotesi che in realtà abbia
un broncopolmonite al fatto che necessiti di «macchine» per
respirare. Domenica 27, per la prima volta nel pontificato, è costretto
a non pronunciare personalmente la preghiera dell'Angelus. Ma, a sorpresa, dopo
la lettura fatta dal sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Leonardo
Sandri, appare dietro alla finestra del Gemelli e benedice. Il giorno dopo,
lunedì 28, viene reso noto che il Papa «continua a migliorare: in
particolare, ha iniziato gli esercizi di riabilitazione» per aiutare la
respirazione e il linguaggio.
Domenica
13 marzo, per la prima volta dall'operazione di tracheotomia, papa Wojyla parla
in pubblico da una finestra del Gemelli. E lo fa sorprendendo ancora una volta
tutti. «Cari e fratelli e sorelle grazie per la vostra visita».
Dopo le 18, sul far della sera, Giovanni Paolo II sorridente seduto accanto al
guidatore di un'auto mono volume rientra in Vaticano. Si aprono però
altri interrogativi: se dovrà tenere la "cannula" inserita
dopo la tracheotomia, ma soprattutto su come affronterà i prossimi
impegni. E già ci si interroga sulla Via Crucis di Venerdì santo,
tra una dozzina di giorni.
Da
più parti si è parlato di un Papa che ha mostrato ancora una
volta la sua enorme forza di volontà e la sua grandissima
capacità di testimonianza. L' hanno sentito persino alcuni tra i
maggiori sostenitori della «rinuncia»: gli statunitensi. Un
sondaggio ha evidenziato che per la maggioranza dei cattolici americani,
Giovanni Paolo II deve restare ancora al proprio posto. Santi e beati
Nessun
papa ha forse mai incontrato tante persone come Giovanni Paolo II: sia alle
udienze generali del mercoledì (più di mille), che alle altre
udienze speciali o cerimonie religiose, con circa 8 milioni di pellegrini solo
nel corso del Giubileo dell’anno Duemila. Il 19 agosto 2000 oltre due
milioni di ragazzi e ragazze di tutto il mondo partecipano insieme al papa alla
veglia catecumenale di Tor Vergata in occasione della XV Giornata mondiale
della gioventù, uno degli eventi più significativi del Giubileo.
A tutto il 2004, come informa la sala stampa vaticana, i santi proclamati da
Giovanni Paolo II sono stati 482, mentre i beati hanno raggiunto la cifra di
1.338 unità.
Vescovo
di Roma (e per questo papa), dal
Anche quando l'infermità appariva più invalidante, Giovanni Paolo
II ha però sempre manifestato una forte volontà di proseguire
«il ministero che
Molto
toccante è comunque la sua riflessione sul senso della vita e della
morte che si può leggere nel capitolo dedicato alle «Meditazioni
sulla Genesi-Dalla soglia della Cappella Sistina» del volumetto
«Trittico romano» (uscito nel 2003 dalla Libreria editrice
vaticana): «Proprio qui, ai piedi di questa stupenda policromia sistina,
si riuniscono i cardinali - una comunità responsabile per il lascito
delle chiavi del Regno. (...) Era così nell'agosto e poi nell'ottobre
del memorabile anno dei due conclavi, e così sarà ancora, quando
se ne presenterà l'esigenza dopo la mia morte. All'uopo bisogna che a
loro parli la visione di Michelangelo».