


Le prime notizie sulla Chiesa Madonna del Carmine di Parenti risalgono al 1752.Sono di
quell’anno,infatti, i primi registri parrocchiali contenenti gli atti di Battesimo,di
Matrimonio e di Morte.
Sul frontespizio di detti registri,che vanno
dal 1752 al 1795,si legge: Liber… huius aecchlesiae Sanctae Mariae de
Monte Carmelo terrae Parentorum”.Da questa iscrizione si intuisce che
detta Chiesa non era Parrocchia,bensì dipendeva dalla forania di Rogliano
e che Parenti era ancora a livello di una comunità,di un villaggio.
Gli Atti in questione sono a firma del Sac.
Don Giovanni Palazzo.
Nel ‘Liber renatorum’ dello
stesso periodo a pagina 29 si legge:”Incipit Nova Parochia”,siamo
esattamente al 28.11.1756 ed infatti negli atti che vanno dal 1795 al
1802,nella dizione di frontespizio troviamo l’aggiunta della
parola’parochialis’,fermo restante il concetto di Parenti come
terrae. Gli Atti sono a firma di Don Ottavio Alemagna.
In
< Chiesa e suo Economato >degli Atti preliminari del General Catasto
della terra delli Parenti,Catasto del 1743 si legge:Rivelo io sottocrocesegnato
Bruno Cardamone attuale procuratore della chiesa consacrata sotto il titolo di
Santa Maria del Carmine della terra delli Parenti come la suddetta chiesa
situata cola porta verso l’oriente è di lunghezza palmi 60 e 30 di
larghezza sopra della quale vi è il campanile cola campana,dentro la
medesima vi sono tre cappelle con tre altari’.
La
prima visita pastorale risale al 22.10.1768,la seconda al 21.10.1777.
(da
Parenti:Scienza e tradizioni di Carmine Aurilio ).
L’altare
centrale è dedicato alla Madonna del Carmine,su di esso si trova la
statua,custodita dagli angeli che sostengono un manto di cielo stellato a
mò di sipario.
L’imponente
mensa dell’altare ed il dossale risultano chiusi ai lati da robuste
colonne scanalate e scompartiti da specchiature rettangolari su cui prendono
posto delle ghirlande a bassorilievo.Il ciborio ricalca la struttura a
tempietto dell’ancona,costituita da due coppie di colonne lisce dal
capitello corinzio reggenti un architrave centinato.
L’altare,in
marmi policromi,è uno dei più belli della Chiesa. Il dossale
presenta al centro un elemento cruciforme stilizzato inscritto entro un
medaglione in porfido a sua volta inserito in una cornice a nastro che viene
ribadita in corrispondenza dei margini e delle specchiature.
Il
ciborio, che ricalca le forme di un tempietto,è chiuso in alto da un
baldacchino su cui sono applicate delle campanelle in argento.
Dentro
la cappella c’è una epigrafe scolpita su una tavola di forma
rettangolare:
SACELLUM HOC
ATQUE
MARMOREIS EST TABULIS DITATUM
UT CIVIUM IN AMERICAM MIGRANTUM
QUI SUMPTUS CERTATIM
SUPPEDITARUNT
MEMORIA PIETATIS EXTARENT.
QUESTO TEMPIETTO
INTERAMENTE REASTURATO
E’ STATO ABBELLITO
CON MARMI
PER TRAMANDARE AI POSTERI
I QUALI HANNO PARTECIPATO
CON GRANDE GENEROSITA’
RAPHAELE CARDAMONE. A.D. MDCCCXCLIII.

( Raffaello Cardamone nacque a Parenti
il 9.3.1844 e
morì il 10.5.1916.
Noto soprattutto per la sua
attività letteraria che gli valse,da parte di eminenti studiosi gli appellativi
di” Calabrese che onora
poesia,critica e traduzioni,Cardamone
non tralasciò i suoi doveri di cittadino e di Sacerdote
Parentese.E’ suo merito l’ampliamento e la restaurazione della
Chiesa Madre di Parenti,per la quale profuse generosamente fondi propri e ne reperì
altri mediante pubbliche sottoscrizioni alle quali fu
unanime l’adesione dei Parentesi,incitati dall’esempio del
Cardamone.
Non pago di ciò,d’accordo
con i fratelli- in esecuzione di un disegno paterno- Cardamone costruì
nell’abitato del paese un’artistica Chiesa che volle
intitolare a S. Pasquale,in onore del
suo compianto genitore Pasquale ).
In alto a sinistra della cappellina
c’è una vetrata istoriata raffigurante S. Ambrogio,in memoria di
Ambrogio Grandinetti,morto
tragicamente , il 23.3.1984.
Nella stessa navata si trovano gli
altari di S. Francesco di Paola,l’altare di S. Giuseppe e di Santa
Liberata.
Nella navata laterale destra si
trovano gli altari della Madonna del Rosario, di Santa Rita e dell’Immacolata.
Il soffitto è
diviso in zone scandite da formelle cassettonate alternate a zone figurate.In
queste ultime sono rappresentate episodi tratti dal Vangelo: Apparizione di
Gesù a Maria Maddalena,l’Annunciazione, S. Giovanni Battista e
Ai lati di tali immagini prendono
posto,entro lacunari,figure femminili allegoriche alludenti alle virtù
cardinali.
Entro motivi a nastro ci sono le seguenti frasi in latino:
ALMA
SACRA VIRGO NUNC SEMPER ADESTO PARENTIS
AC
AB IIS ABSINT MALA PRAECEMUR.
TEMPLUM SEQUE TIBI COMMENDAT
ALBA PARENTI O LUX CARMELI
SUSCIPE VOTA ET PRAECES.
A.D.MCMXLI.

La
luce esterna penetra all’interno attraverso delle vetrate istoriate
,opere della scuola Fiorentina di Mario Sassolini.Sono state
donate dai fedeli.
La
prima raffigurante l’Immacolata è stata donata dalla Signora
Carmelina Sirianni.
La
seconda raffigurante l’Addolorata è stata donata da Mario
Mastroianni.
La
terza raffigurante l’Annunciazione è stata donata da Luigi
Grisolia.
La
quarta raffigurante
La
quinta raffigurante
La
sesta raffigurante
La
settima raffigurante
L’ottava
raffigurante
La
nona raffigurante
La
decima raffigurante
Le
altre due con simboli Eucaristici sono state donate dall’Amministrazione
Comunale di Parenti.
La
facciata,di gusto evidentemente eclettico,presenta dei caratteri di stile
tipicamente ottocenteschi.
La
parte superiore della facciata è costituita da un elemento circolare a
foglie di acanto su cui si sviluppa centralmente una croce di tipo greco i cui
estremi sono evidenziati da corolle sfrangiate entro cornici quadrangolari.
Il
rosone è inserito entro una cornice in tufo scolpito a rilievo plastico
con motivi di foglie di acanto.Su fondo neutro,pennellato in verde acqua
è raffigurata a mezzo busto
<Nel
corso degli anni la chiesa ha subito vari interventi di restauro,ma il
più importante è stato di certo l’ultimo,che ha interessato
l’intera struttura,
e
al quale,oltre a tutti i lavoratori,ha partecipato,attivamente e sempre in
prima persona come un vero’direttore’ dei lavori,il Parroco Sac. D.
Mario Vizza. Dalle relazioni dell’ultimo restauro si legge: “ Si ha
notizia dei primi lavori terminati nel 1836 e di quelli del 1906,nonché
degli ultimi risalenti al 1941.0
Da
quella data erano stati effettuati però solo lavori di tinteggiatura.
Alla
fine degli anni 80 la chiesa però versava in precarie condizioni di
stabilità. L’umidità proveniente dal tetto ormai prossimo
al collasso, nonchè quella risalente dal terreno,avevano innescato un
processo di lento deterioramento delle murature.
Le
pur lievi scosse sismiche succedutesi nel tempo avevano contribuito
anch’esse allo stato fessurativo delle strutture.
I
lavori di restauro conservativo che hanno interessato la nostra chiesa per
più di quattro anni si possono raggruppare in due tipi di interventi:
quello strutturale e quello decorativo.
Il
primo era rivolto a garantire la sicurezza statica dell’edificio,il
secondo a restituire l’immagine originaria e il giusto decoro”.
Del
primo intervento si è fatta carico l’Amministrazione Comunale di
Parenti che ha chiesto e ottenuto dalla Regione Calabria un finanziamento di un
miliardo per la ristrutturazione della chiesa Madonna del Carmine;del secondo
intervento si è fatta carico
Il
progetto riguardava soprattutto il consolidamento statico delle strutture di
fondazione,della copertura e delle murature,nonché il restauro degli
elementi in pietra,degli intonaci,degli elementi decorativi della facciata, il
rifacimento della pavimentazione e degli infissi in legno.
Tutti gli interventi previsti sono stati
realizzati nel rispetto dei dettami della carta del restauro del
1972,nonché delle prescrizioni della soprintendenza ai beni A.A.A.S.di
Cosenza.
I
lavori senza troppo entrare nei dettagli tecnici,ci sono stati spiegati
dall’Ing.
Francesco Pascuzzo,il quale ha affermato che si è operata la demolizione completa del tetto,rifacendo
la struttura portante a mezzo di capriate in acciaio poste su cordolo in
calcestruzzo armato,con il posizionamento del tavolato del massettino,della
romanella,del manto di copertura in coppi,delle grondaie e pluviali in rame.
Altro
intervento è stato la demolizione del pavimento,con lo svuotamento delle
celle e il recupero degli ossari,realizzando le controventature sismiche in
calcestruzzo armato in fondazione e consolidando le strutture in generale.
Senza
scendere troppo nei dettagli,si è poi proseguito nel drenaggio a monte,convogliando la acque per isolare le
strutture murarie dall’umidità proveniente dal terreno;si
è rifatto il pavimento in
marmo botticino e le
zoccolature alle basi delle colonne in pietra di tufo secondo il disegno
originario rinvenuto sotto uno spesso stato di intonaco.
Si
è rifatto l’intonaco esterno
e la pulitura mediante sabbiatura degli elementi in pietra con integrazione
delle parti mancanti;si sono sostituiti; i portoni in legno,si è
pavimentato il sagrato e le scale esterne in pietra;
infine
e non per ultimo si è consolidata la struttura muraria del campanile,
rifacendo le scale e i pianerottoli in legno.
Successivamente,quando
i lavori finanziati con
I
lavori di restauro strutturale sono stati curati dalla Ditta Guido Mario di Marano Marchesato,quelli
di restauro decorativo dalla Ditta Francesco Chirillo di Cosenza.
( DAL LIBRO DI ADRIANO GUARASCIO)