HOME 3

PARENTESI ILLUSTRI

Diversi sono i parentesi che,imponendosi per la loro attività, hanno portato alto il nome del paese natio, specie tra la fine dell'Ottocento ed i primi del Novecento.

Al Risorgimento italiano, sostiene G. Valente nel suo libro 'Dizionario dei luoghi della Calabria ', Parenti partecipò con la famiglia Cardamone e Gaspare Falbo, mentre nella letteratura espresse il meglio del suo ingegno con Sante Cardamone e Raffaello Cardamone.   

CARDAMONE SANTE

Cardamone Sante nacque a Parenti l' 11 aprile  del 1800 da Antonio e Rosaria Manfredi. Morì a Cosenza il 10 novembre del 1873. Fu Rettore del Seminario cosentino, Vicario Generale delle Diocesi di Cosenza. Fu Presidente dell'Accademia Cosentina e V.M. Greco nel commemorarlo fra i consoci,accennò alle molte opere in latino ed in Italiano; manoscritti,che sono documenti non dubbi della sua  sapienza e del suo genio. Entrò in polemica con un certo Giuseppe Carile,ministro evangelico metodista: di lui e di questa polemica la pubblicazione di ' Assurdità ed imposture dei protestanti del P.Gesualdo da Cardinale.

 PASQUALE CARDAMONE  senior (1820-1886),figura eminente di studioso della storia calabrese,di valente disegnatore e di giurista,che fu anche Sindaco di Parenti e poi di Rogliano;

 DOMENICO CARDAMONE   (1843-1896)  avvocato insigne e saggio Presidente della Deputazione Provinciale di Cosenza,nonché autore di importanti scritti giuridici;

 EMILIO CARDAMONE (1850-1896)   avvocato di grande valore e molto versato in Diritto feudale;

 VINCENZO CARDAMONE (1863-1938)  stimato Prefetto e conoscitore profondo del Diritto Amministrativo.

 CARLO CARDAMONE (1884-1911)  giornalista brillante,delicato poeta ed avvocato accorsato, che fu anche Sindaco di Parenti;

 ALFONSO CARDAMONE,brillante Direttore del famoso giornale cosentino ' La Lotta ',giornalista vivace e profondo che fu pure Direttore della Biblioteca Civica di Cosenza prima e Direttore dell'Archivio Provinciale di Stato di Cosenza dopo.

 PASQUALE CARDAMONE JUNIOR ( 1885-1962)   affermato avvocato civilista e probo amministratore pubblico;

 GIULIO GIUSEPPE CAMILLO  GRANDINETTI ( 1875-1953)  medico valente e disinteressato;

 ARMANDO CARDAMONE (1893-1965)  che collaborò,in campo nazionale,al sorgere ed allo sviluppo dell' I.N.P.S. di cui fu stimato Capo dei Servizi Ispettivi;

 

ALBERTO CARDAMONE ( 1891-1974) che fu per più anni a capo dell'Amministrazione comunale di Parenti,distinguendosi per il suo galantomismo;

 CESARE CARDAMONE (1888-1975)  Prefetto esimio,Direttore Generale del Ministero dell'Interno e Consigliere di Stato;

 ROBERTO CARDAMONE   nacque a Parenti il 15 agosto 1879 e morì a Cosenza il 20 marzo 1929.

Conseguita la licenza liceale presso il Liceo Classico  ' B. Telesio ' di Cosenza,si scrisse all'Università di Napoli ove conseguì la laurea in Giurisprudenza,con una interessante tesi in Diritto costituzionale. Terminati gli studi universitari,ritornò in Calabria e fu prepotentemente attratto dal giornalismo e dalla vita politico-amministrativa del Cosentino. Fu,perciò, apprezzato collaboratore di importanti giornali e riviste ed i suoi scritti di natura prevalentemente politico o economica,si leggono ancor'oggi con vivo interesse.

Quale rappresentante del Collegio di Rogliano, fu , per più di vent'anni (1903-1925) , combattivo Consigliere nell'Amministrazione Provinciale di Cosenza,interessandosi dei più svariati problemi della Proovincia Cosentina e del Meridione ( e , in particolare della viabilità,dell'istruzione e dell'industrializzazione del Cosentino,con particolare riguardo alla Sila ) con competenza,probità,lungimirante passione e spirito profondamente democratico.

L'avvento del Fascismo lo trovò all'opposizione e ,incurante dei pericoli cui andava incontro,manifestò coraggiosamente,in maniera sprezzantemente polemica,in ogni circostanza,la sua avversione alla politica mussoliniana. Per questo suo intransigente atteggiamento antifascista,fu perseguitato e,arrestato,subì anche un clamoroso processo penale.

Il Cardamone fu anche un brillante conferenziere e fu membro del Consiglio di Amministrazione della Biblioteca  Civica di Cosenza. Ricoprì numerose altre cariche pubbliche,attendendo con serietà e rettitudine ai correlativi impegni. Secondo Mario Borretti,nel suo libro ' Fatti e vicende della Fondazione Pezzullo ' il Cardamone  portò  ovunque il suo contributo di cultura e fu ammirato per la sua onestà. Secondo Antonio Guarascinel suo libro ' Politica e Società in Calabria dal Risorgimento alla Repubblica' Cardamone rappresentò a Cosenza una presenza culturale e un'apertura non trascurabile verso i problemi del tempo'.

RAFFAELLO CARDAMONE

Raffaello Cardamone nacque a Parenti i 9.03.1844. Ebbe –insieme ai suoi numerosi fratelli,divenuti tutti valenti   professionisti-come suo primo maestro Francesco Acri(rivelatosi poi uno dei più grandi filosofi italiani dell’Ottocento)ed indi si avviò al Sacerdozio ed agli studi umanistici,conseguendo la laurea in Lettere,con brillante votazione, presso l’Università di Napoli.

Si dedicò,poi,all’insegnamento e per circa quarant’anni fu professore insigne di Lettere al  Liceo Ginnasio<B.Telesio>di Cosenza ,ad eccezione dei pochi anni di insegnamento al Liceo Ginnasio di Catanzaro ed al Liceo Ginnasio di Potenza.

Il Cardamone è noto soprattutto per la sua attività letteraria che gli valse, da parte di eminenti studiosi,gli appellativi di< calabrese che onora la Calabria> e di< letterato profondo ed acuto> e che si estrinsecò in tre diverse  manifestazioni:poesia,critica e traduzioni.

<Il Cantico sull’Italia> e <L’Eco dell’anima giovinetta> sono due prime opere poetiche e ad esse seguirono il delicato<CHEZ-SOI> e <Preludi> carmi di squisita fattura.

Sono evidenti nelle composizioni poetiche del Cardamone sprazzi di vera e grande poesia,ma la sua vena poetica , purtroppo,spesso si perde in riecheggiamenti di poeti classici o contemporanei che,se rivelano la profonda cultura del pur giovane poeta,non rinvigoriscono certo la vis poetica del Nostro.Molto importante,dal punto di vista storico,è <Il canto  sull’Italia > che denota,la ferfida partecipazione dell’autore al movimento unitario nazionale.

<Studi di letteratura>,<Del Teatro> e <Intorno al XXVlll Canto dell’Inferno di Dante> sono studi critici di notevole importanza che mettono in luce la profonda cultura del Nostro   e la tendenza a  cogliere il motivo ispiratore delle opere d’arte ed il filone centrale del teatro dall’origina fino ai tempi moderni. Ed in tutta la sua  produzione critica primeggia l’idea centrale dell’estetica Cardamoniana che considera <le lettere come mezzo alle conoscenze dello spirito e come splendida manifestazione delle meraviglie di Dio nella parola>.

Discepolo di Vito Fornari,il Cardamone,in sostanza,non si staccò mai dal canone estetico che l’arte è uno dei tanti mezzi  per conoscere ed onorare Dio.

L’arte del tradurre,però,fu la precipua dote della personalità letteraria del Cardamone. Seppe trasferire in perfetta lingua  italiana le più interessanti opere di S.Agostino e di S.Bonaventura, interpretandone la forma e l’alto contenuto filosofico e religioso e ci diede in versi italiani la più bella traduzione del <Cantico dei Cantici>.

Ma il mondo poetico anglosassone fu la materia di studio preferita dal Car-damone,insigne poliglotta. Si cimentò dimostrando una non comune tendenza alla poesia-nella traduzione in versi italiani di molte poesie dell’Hemans,del Montgomery,del Grant, del Longfellow e di numerosi altri poeti,pubblicando le traduzioni in giornali e riviste e,quindi,ripubblicandole in volumi,più volte ristampati.

Il suo fu perciò un paziente lavoro di penetrazione e di espressione che curò in tutti i suoi particolari,rielaborano spesso le traduzioni alle quali conferì sempre una maggiore e più naturale forza espressiva poetica.

<La Divina Tragedia > e <Lo studente spagnuolo>,le più importanti opere del Longfellow, furono tradotte dal Cardamone nel più perfetto  e moderno stile dialogico italiano,rimanendo salva nel contempo la fedeltà ai testi stranieri. Tali traduzioni costituiscono dei veri e propri capolavori in lingua italiana che denotano la forza comunicativa,la padronanza della lingua inglese e lo stile del Cardamone nel far rivivere in italiano dei capo lavori stranieri. E va da sé che,a parte l’aspetto estetico,le traduzioni dei due capolavori del Longfellow si pongono anche come esaltazione della fede cristiana e della forza morale della donna e cioè,come esaltazione di tutto il cristianesimo che fu il punto d’incontro tra  il Cardamone ed il grande Longfellow.

Una raccolta di < Proverbi calabresi> rivela l’interessamento del Cardamone anche per il dialetto della Calabria e lo <Schizzo geografico dell’America e della Oceania> conferma la vasta cultura dell’autore. Celebri sono anche le sue orazioni sacre ed apprezzabili sono le traduzioni di alcuni passi di Virgilio.

Non si può chiudere,però,questo scritto senza ricordare le benemerenze del Cardamone nel campo della Scuola e della Chiesa.

Egli  inculcò in tutti i suoi discepoli non solo l’amore per lo studio,ma principalmente una concezione più umana della vita basata sulla fede cristiana.  Il suo insegnamento mirò essenzialmente a formare le coscienze arricchendole di  principi religiosi e morali,e non di sole nozioni culturali, e divulgando tra i suoi discepoli i passi più importanti della Sacra Scrittura anche a mezzo delle sue traduzioni.

Il Cantico dei Cantici,nella traduzione cardamoniana,andò,infatti,a ruba tra gli studenti delle diverse scuole ove il Cardamone insegnò.

E neanche mancò all’insegnamento del Cardamone,nel pieni rispetto verso la Chiesa, il culto dell’amor  di patria,che egli sentì fin dai primi suoi anni,esprimendolo nel patriottico <Canto sull’Italia>.

E nonostante la sua multiforme attività letteraria ed educativa,Raffaelo Cardamone non tralasciò i suoi doveri di cittadino e di sacerdote parentese.

E,sotto questo aspetto,costituiscono l’opera più bella del Cardamone l’ampliamento e la restaurazione della Chiesa Madre di Parenti,per la quale profuse generosamente fondi propri e ne reperì altri mediante pubbliche sottoscrizioni alle quali fu unanime l’adesione dei Parentesi,incitati dallo esempio del Cardamone.

Non pago di ciò,d’accordo con i fratelli-in esecuzione di un disegno paterno-il Cardamone costruì,nell’abitato del paese,un’artistica nuova Chiesa che volle intitolare a S.Pasquale,in onore del suo compianto genitore Pasquale.

Raffaello Cardamone,morto il 10.05.1916,va perciò onorato dal suo paese natale non solo come letterato,ma anche come sacerdote,educatore e soprattutto come cittadino esemplare ed amante di Parenti.

Per dare un’idea più precisa dell’attività letteraria del Cardamone, pubblichiamo l’elenco delle sue opere e quello degli  scritti su Raffaello Cardamone.

OPERE DI RAFFAELLO CARDAMONE

1 )  Canto sull’Italia.

2 )  In morte della Sig.ra Vincenza Mirabelli-Domenico.

3 )  Proverbi Calabresi.

4 )  L’Eco dell’anima giovinetta.

5 )  Studi di letteratura.

6 )  Preludi e Chez-Soi.

7 )  Lo studente spaguolo.

8 )  Dell’episodio di Laocoonte.

9 )  Traduzioni dall’Inglese.

10)     Della  Musica

11)     Nuove traduzioni dall’Inglese.

12)     Del risorgere dal peccato a grazia.

13)     Schizzo geografico dell’America e dell’Oceania.

14)     Del Teatro. 15)     Il peccato del poeta.

16)     Verginità.

17)     Vestigia d’Angeli.

18)     Intorno al  XXVlll Canto dell’Inferno.

19)     La Divina Tragedia.

20)     Il Cantico dei Cantici.

21)     Traduzioni da poeti inglesi.

22)     Panegirico di S.Liberata.

23)     L’Episodio di Aristeo.

24)     I Soliloqui.

                                                                           MS

 

BRUNI CARMELO

Bruni Carmelo nacque a Parenti il 1873 e morì a Napoli il 2.08.1951. Scienziato di fama internazionale ottenne una cattedra di Urologia nell'Università di Napoli. Discepolo del celebre chirurgo Jallozzi-con due borse di studio meritatamente ottenute-frequentò la clinica chirurgica del  dottore Gujon nell'Ospedale Necker di Parigi e le  Scuole medico-chirurgiche di Vienna e di Berlino. Tornato in Italia,ebbe discepoli e clienti numerosissimi,che gli rimasero devoti fino alla sua tarda,ma sempre vegeta vecchiaia. La sua dottrina,larga e profonda,gli aprì le porte delle maggiori Accademie scientifiche italiane ed estere,dove apportò il valido contributo della sua mente eletta e della sua provata esperienza. Fu apprezzato collaboratore de ' La Rivista Medica ',de ' Il Policlinico ', de ' Il Giornale Internazionale  della Medicina ', de ' La Chirurgia Speciale ' , del ' Monatsberichte fur Urologie ' , del ' Wiener Medicinischen Wochesshrift '. Acquietava le sue fatiche quotidiane - nella sua Clinica,all'Università,all'Ospedale - con sereni studi.Il fervido amore per la Calabria gli fece guardare con orgoglio  a coloro che la onorano,dei quali si rese valorizzatore e propagatore austero ed entusiasta. Pubblicò moltissimi studi in italiano,francese e tedesco.

LUPIA  LORENZO

Lorenzo Lupia,di Giuseppe e Cardamone Michelina,nato a Parenti (cs) il 9 giugno 1896,coniugato con quattro figli,sarto,pensionato di guerra del governo U.S.A.,socialista massimalista. Giovanissimo entrò a far parte del P.S.I.,partito cui è rimasto iscritto sino alla morte.

Per le sue idee,durante il famigerato ventennio fascista fu perseguitato e confinato. Dopo un sommario processo celebratosi l'11 novembre 1926,il successivo il 12 novembre 1926,arrivò al confino. La sua colpa,quella di avere svolto,quale Segretario della disciolta sezione del Partito Socialista,attiva propaganda in tutti i comuni della circoscrizione di Rogliano, mantenendo,anche in seguito,assidui contatti con l'ex deputato Pietro Mancini ed ostacolando la propaganda fascista tra le masse.

Assegnato al confino per tre anni dalla C.P. di Cosenza con ordinanza del 18 novembre 1926. La C di A. con ordinanza del 22 novembre1926 respinse il ricorso. Fu assegnato prima alla sede di confino di Favignana e successivamente di Lipari,ove conobbe Carlo Rosseli, Nitti ed Emilio Lussu. Fu liberato il 6 aprile 1928 per commutazione della pena in ammonizione. Trascorse in carcere e al confino un anno,quattro mesi e 26 giorni..

Ritornato dal confino, anzicché  essere intimorito dal periodo passato in carcere,continuò la sua lotta senza tregua per il trionfo delle idee di giustizia sociale e di libertà che avevano improntato la sua vita. Memorabili le sue lotte alla testa dei contadini e dei braccianti parentesi,per strappare alle baronie la terra da coltivare  e per impedire che la nascente riforma agraria venisse utilizzata contro gli interessi del popolo ed a favore di quelli dei proprietari terrieri.

Combattè  attivamente il fascismo con tutte le sue forze e con i mezzi a sua disposizione.

In occasione delle prime elezioni libere dopo la caduta del regime fascista,ottenne un concenso plebiscitario e venne eletto Primo Cittadino. Carica che mantenne per oltre un trentennio,amministrando la 'Cosa Pubblica' con rigore,oculatezza e principi democratici. E rimase Sindaco di Parenti sino alla sua morte che colse,nel suo Paese natale,il 21 aprile 1975.

 

 

BATTISTA LUPIA

 

Il 21 marzo 1993 è morto a Cosenza Battista Lupia.La sua scomparsa ha suscitato vivissimo cordoglio in città,tra quanti lo hanno conosciuto,ma soprattutto a Parenti,fra i compaesani che ne apprezzavano le doti di politico sottile e la profonda umanità che lo contraddistingueva. Egli era solito dire:” veniamo da una scuola nella quale ci è stato insegnato che la politica bisogna servirla “ e a questo insegnamento uniformò l’intera sua esistenza. Da giovane universitario,a Roma,spesso trascurando i suoi impegni di studente,cominciò a frequentare le sezioni del P.C.I.: erano gli anni “50”,gli anni in cui E.Berlinguer disegnava l’organizzazione giovanile comunista;erano tempi difficili,ma durante i quali grande era la tensione etica ed ideale che pervadeva il mondo della politica. Terminati gli studi,tornò a Parenti,e iniziò la sua attività di militante impegnato nella lotta per il riscatto della gente del suo paese e della Valle del Savuto. Nel 1964 fu candidato del P.C.I. al Consiglio Provinciale nel Collegio di Rogliano;non venne eletto,ma conseguì un risultato di grande rilievo e,soprattutto,suscitò in tutti i Comuni del Collegio, entusiasmo con i suoi discorsi appassionati ed una forte determinazione di riscossa. Nel 1970 fu eletto Consigliere comunale di Cosenza e quindi capogruppo del P.C.I. in seno allo stesso consesso cittadino. Nel 1975 gli venne rinnovato il mandato di Consigliere comunale di Cosenza e,nella giunta di sinistra che si costituì,gli fu affidato l’incarico di assessore all’urbanistica. Nell’assolvimento di tale incarico diede prova di competenza,di capacità,di intelligenza politica,di correttezza. Tali doti apprezzate senza riserve da amici ed avversari politici,avrebbero dovuto valergli incarichi di più elevato livello,ma non sempre in politica,ai meriti corrispondono riconoscimenti adeguati. Battista era uomo semplice,culturalmente onesto,non incline ai compromessi di basso profilo che sovente fanno la fortuna degli uomini politici.  Sicchè, dopo  l’esperienza amministrativa,continuò a lavorare per il suo partito,senza mai nulla chiedere,senza mai indulgere ad aspirazioni che,sebbene legittime, a lui sembravano inconciliabili con il suo stile di militante”puro”. Egli era fatto così,comprendeva tutto e tutti,sapeva ascoltare le ragioni di chicchessia pur restando fermo nelle sue determinazioni. Alla profonda passione politica unì un grande amore per il suo paese:parlava dei luoghi,delle persone,delle consuetudini di Parenti sempre con emozione;ogni anno,alla chiusura dell’anno scolastico,tornava tra la sua gente a trascorrere le vacanze estive che impiegava tra lo studio e lo svago,felice solo di poter respirare l’aria del borgo natio,affascinato dallo stormire delle fronde e dal venticello silano. E proprio qui,nel suo paese d’origine,ora riposa,tra le colline che ha sempre amato e qui il ricordo  di lui sarà imperituro. A me,che sono stato compagno e fedele amico di Battista,si unisce “ la Voce di Parenti,per rinnovare alla famiglia Lupia,il più vivo cordoglio.

                                                                                                               Marcello Guarascio

(Dalla Voce di Parenti,periodico informativo a cura di Celestino Pascuzzo )

 

 

SENATORE MIMMO GAROFALO

Nato a Parenti il 15.04.1942 frequenta il liceo classico 'Telesio' a Cosenza e poi la facoltà di scienze politiche a Roma. Interrompe gli studi e si dedica a tempo pieno all'attività politica. Fra la fine degli anni ' 50 e i primi anni 60' è dirigente della FGC Calabrese.

Nel 1969 è segretario del P.C.I. Cosentino e nel 1973 inizia la sua esperienza di sindacalista nella C.G.I.L. prima come segretario della Camera del Lavoro di Crotone e poi segretario aggiunto nella segreteria Regionale.

Viene eletto Senatore per la prima volta nel 1987 nelle liste del  P.C.I. nel Collegio di Cosenza. Nel 1990 è eletto Sindaco di Dipignano e nel 1992 è rieletto al Senato nelle liste del P.D.S. Nelle elezioni del 1994 si ripresenta con il Fronte dei Progressisti e per la terza volta è confermato Senatore di Cosenza.

A Palazzo Madama è membro e segretario della Commissione Finanze;membro dell'Antimafia e della Giunta per le autorizzazioni a procedere;Segretario della Commissione  d'Inchiesta per lo scandalo della  B.N.L.

Muore a Cosenza il 23.02.1995

MARCELLO GUARASCIO

Nasce a Parenti il 02.01.1939 dal padre Giorgio e dalla madre Marchio Carlotta. All'età di cinque anni inizia a frequentare la Scuola Elementare di Parenti,terminate le prime cinque classi,sostiene gli esami di ammissione e si iscrive alla Scuola Media  Statale di Rogliano. Nel 1957 consegue il diploma di abilitazione Magistrale presso l'Istituto " L. Della Valle di Cosenza. Nel 1958 partecipa al concorso nazionale per l'insegnamento nella Scuola Elementare e ne risulta vincitore. La sua prima sede di servizio fu Guspini in provincia di Cagliari. Si iscrive all'Università- Facoltà di Magistero di Roma -e nel 1968 consegue la laurea in Pedagogia avendo come relatore il sociologo Ferrarotti.  Nel 1974 insegna Materie Letterarie nella Scuola Media Statale di Parenti divenendone Preside l'anno scolastico successivo. Dopo avere conseguito l'abilitazione in Filosofia,Storia,Pedagogia e Psicologia partecipa al Concorso Nazionale indetto dal Min.P.I. come Preside nella sezione Classica- Scientifica-Magistrale e ne risulta idoneo. A coronamento della lodevole carriera,viene nominato dal Ministero P.I.  a dirigere l'Istituto Magistrale di San  Gavino in provincia di Cagliari,in quell'isola,la Sardegna,ove giovanissimo,aveva iniziato l'attività di docente. Nell'anno 1999 da S.Gavino fu trasferito a Messina ma all'improvviso una gravissima malattia lo porterà alla morte avvenuta il 05.10.1999. Marcello Guarascio,aveva saputo coniugare l'impegno di educatore con la passione politica sin dagli anni della sua giovinezza. Partecipò attivamente alla  vita politica ricoprendo diversi incarichi  nel Comune di Parenti. Dal 1975 al 1980 fu Consigliere e Assessore allo Sport nell'Ente Provincia di Cosenza. Per anni si era diviso tra Scuola e politica,sia a Parenti che a Cosenza,costruendo con i suoi studenti e con i cittadini quel rapporto ideale che è presupposto per la crescita di una visione laica e matura della realtà.Coltissimo assertore di una sinistra carica di tensioni utopiche ebbe come cardine del suo vivere il rispetto di tutti.

                                                                                                GUARASCIO IVAN

 

SORRENTINO ADELFO 

Adelfo Sorrentino nacque a Parenti il 18.06.1908 e morì il 18.06.2003.All’età di 25 anni ,appena sposato,cominciò la sua attività di commerciante con la gestione di un bar e di un piccolo albergo. Comprò in seguito la casa del suo parente D. Luigi Maletta che adibì a bar-generi alimentari e tabacchi.Per ben 42 anni è stato Esattore  e letturista delle bollette della luce,prima della Società Elettrica e poi dell’Enell al Comune di Rogliano,Parenti e Saliano.

Dal 1 luglio 1933  al 30 agosto 1946 ha gestito l’Ufficio Imposte. Dal 1947 fino alla sua morte è stato presidente dei commercianti del Comune di Parenti.E’ stato il fondatore del sindacato degli anziani del commercio. Il 26 ottobre al Palaeur ha partecipato ai festeggiamenti dei primi venti anni della fondazione.E’ stato componente della Commissione Comunale del commercio di Parenti per il rilascio delle licenze durante tutta l’amministrazione Lorenzo Lupia e le successive amministrazioni.

Consigliere Comunale di minoranza durante l’amministrazione Lorenzo Lupia.Usciere delle conciliazione di Parenti per diverse decine di anni.

Per tutto il suo onesto lavoro si è meritato le seguenti benemerenze:

Il titolo di maestro del commercio per ben 62 anni.

Premio aquila d’oro da parte della Ferracom di Roma il 15.02.1976.

Diploma con medaglie d’oro da parte della Camera del Commercio Industria e agricoltura di Cosenza.

L’onorificenza di cavaliere del lavoro da parte del Presidente della Repubblica Italiana il 2.06.1970.

All’età di 95 anni si è spento all’ospedale  di Catanzaro.

 

 

 ARIOSTO PONTERIO 

Ariosto Ponterio nacque a Parenti il 18.12.1929 da Pietro Ponterio e Annunziata Mantovani. Frequentò il liceo scientifico A. Genovesi di Salerno;iscritto all’università di Messina alla facoltà di economia e commercio,non terminò gli studi per frequentare il corso di allievo ufficiale;si congedò con il grado di Sotto Tenente di Fanteria.

Nel 1954 venne assunto dall’amministrazione dell’O.V.S. come contabile,nel 1958 svolse la mansione di segretario presso la Società Cooperativa A.R.F. di Bocca di Piazza;successivamente nel 1960 venne definitivamente trasferito alla sede di Cosenza come segretario amministrativo del medesimo ente; svolgerà questa funzione fino al 31.08.1990.

Dal 1986 entrò a far parte della U.S.S.L. N°12 di Rogliano come consigliere;subito nell’ottobre dello stesso anno venne eletto Vice Presidente del medesimo ente,rimanendo in carica fino alla data della sua morte il 13.10.1990.In questo  stesso periodo svolse la funzione di consigliere della  Comunità  Montana.

                                                                                                                Stefania Ponterio

 

 

 

GAETANO CAIRO

Buenos Aires, 23 maggio 2005. Alle ore 6,30 del giorno 23 Maggio 2005, è deceduto Gaetano Cario,editore, giornalista e direttore responsabile de L'Eco d'Italia e numerose altre testate di periodici della collettività italiana. Era nato a Parenti, provincia di Cosenza, il 22 settembre 1941, ed emigrato in Uruguay nel 1958, dopo esser rimasto orfano di guerra. Con Lui se ne va una porzione di Storia dell'emigrazione italiana e una figura di combattente dei diritti degli emigranti. Gaetano Cario, Gran. Uff. al merito della Repubblica Italiana ed insigne dirigente e rappresentante della Comunità italiana del Sud America, lascia la moglie Teresa
Belfronda, e cinque figli: Alessandro, Fabio, Adriano, Paolo e Fiorella.La scomparsa improvvisa di Gaetano Cario, autentico ambasciatore dell'italianità nel mondo, rappresenta una grave perdita per l'intera collettività italiana residente all'estero. Un coraggioso e vero combattente civile e politico per i diritti dei connazionali. Un paladino degli emigranti che hanno trovato sempre in Gaetano Cario un punto di riferimento costante quale loro messaggero e portavoce delle istanze e dei reclami dei diritti da rivendicare, riconoscere e
tutelare. La sua palestra di azione è stata non soltanto il settore della stampa e l'informazione, ma anche l'associazionismo calabrese e le istituzioni italiane di rappresentanza come il Comites e il CGIE, di cui
ne era consigliere e dirigente. Un uomo che ha vissuto la storia dell'emigrazione sulla propria pelle e ne ha apportato pagine di lotta ad essa, attraverso la sua testimonianza diretta del suo impegno ed operato. Una voce che si è elevata al servizio di tanti senza voce, e che ha fatto "ECO" nel tessuto civile e
politico di questo universo dell'emigrazione, di cui ne è stato protagonista e condottiero  di spirito. Al grande cordoglio per la perdita dell'Uomo si accomuna il pensiero e la memoria di questo grande
spirito indipendente ed artefice dell'italianità nel mondo.Le esequie saranno effettuato martedi 24 maggio nella sede dell'Associazione Italiana UNIONE E BENEVOLENZA, sita in J. Domingo Peròn 1362 Buenos Aires, alle ore 11.00

 

UN BREVE PROFILO DI

GAETANO CARIO


Gaetano Cario, era nato a Parenti, provincia di Cosenza, il 22 settembre 1941.
- Orfano di guerra, nel 1958 emigra a Montevideo, in Uruguay, dopo aver completato gli studi superiori presso la Scuola Tecnica Industriale di Cosenza.-Nella capitale uruguaiana trova occupazione presso un'industriatessile, lavorando di notte e studiando di giorno. Consegue il diploma in Ragioneria nel 1961.- Nel mese di marzo 1963 fonda, con un gruppo di sette corregionali,l'Associazione Calabrese (tessera N.1) della quale è il primo SegretarioGenerale. Nello stesso anno fonda il settimanale in lingua italiana"L'Eco d'Italia" di cui ne è direttore responsabile.- Nel 1967 si rende indipendente, apre una tipografia dove stampa il proprio settimanale.- Nel 1973 fonda, a Buenos Aires, per la collettività italiana in Argentina, il settimanale "L'ECO D'ITALIA" e, per quella calabrese, il"GAZZETTINO CALABRESE".- Nel 1975 viene nominato rappresentante dell'Istituto "Fernando Santi" in Uruguay e partecipa alla PRIMA CONFERENZA NAZIONALE DELL'EMIGRAZIONE,svoltasi a Roma nello stesso anno. Sempre nel 1975 fonda due nuove testate italiane: "L'ITALIA DEL POPOLO" a San Paolo e "LA VOCE D'ITALIA"a Porto Allegre, in Brasile.- Nel 1975 è fondatore a Buenos Aires del "CENTRO EMIGRANTI CALABRESI". - Nel 1977 si trasferisce definitivamente a Buenos Aires. Gli viene affidata la presidente del Centro Emigranti Calabresi, che manterrà fino al 1982, con la tessera N. 1. - Nel 1980 fonda a San Paolo (Brasile), l'ASSOCIAZIONE CALABRESE della quale assume la presidenza fino al mese di febbraio 1989. Per motivi d'impegni presenta le dimissioni che il Consiglio Direttivo delsodalizio accetta ma lo nomina "PRESIDENTE ONORARIO". Dal 1979 al 1989, per due periodi consecutivi è membro della Consulta per l'Emigrazione della Regione Calabria, in rappresentanza della Comunità calabrese del Brasile. - Nel 1982 è membro rappresentante del "COMITATO PER LA DIFESA DEI DIRITTI DEL CITTADINO EMIGRANTE", dinanzi al Governo Italiano. - Dal 1986 all'88 è Segretario della F.A.C.A. (Federazione delle Associazioni Calabresi in Argentina). Occupa, inoltre, altre cariche di dirigente in numerose associazioni italiane di Buenos Aires. - E' socio fondatore e consigliere della F.U.S.I.E. (Federazione Unitaria della Stampa Italiana all'Estero), facendo parte del Consiglio Direttivo.- Delegato e Relatore per l'Argentina alla SECONDA CONFERENZA DELL'EMIGRAZIONE, in Roma . 28 novembre - 3 dicembre 1988. - Nel 1989 aumenta il numero delle testate in lingua italiana per le nostre Comunità in Sudamerica, fondando: "Campania, "Meridiano Giuliano", "Nuova Europa", "Italia 2000", "Italia Viva", "Panorama Italiano", "Abruzzo Oggi", "Corriere della Sicilia", "La Sardegna" e
"Gazzettino Lucano".- Nel 1991 è fondatore e Presidente dell'Associazione Stampa Italiana in Argentina (S.I.A.).- Consigliere del Comites di Buenos Aires nel 1991, poi la riconferma nell'incarico nel 1997 di cui ne è stato Segretario, e successivamente
nel 2004 di cui ne è stato membro dell'Esecutivo.- Nel 1992 è stato designato al Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (C.G.I.E.), in rappresentanza della F.U.S.I. E. come Consigliere. - Dal 1993 è designato nuovamente membro della Consulta Calabrese per l'Emigrazione, questa volta come delegato rappresentante della Comunità Calabrese in Argentina.- Nel Dicembre 1994, ha partecipato, come relatore, al Convegno dell'Informazione Italiana nell'America Latina, in San Paolo del
Brasile. - Nel 1999, delegato e Relatore al "CONVEGNO DELL'INFORMAZIONE ITALIANA NEL MONDO", celebrato a Milano.- Nel 2000, delegato e Relatore per l'Argentina alla "PRIMA CONFERENZA DEGLI ITALIANI NEL MONDO". Roma, 11-15 dicembre 2000.- Nel 2001 è designato Esperto del settore emigrazione alla Consulta Regionale della Regione Calabria. -  Nel 2004, riconfermato al Comites di Buenos Aires, come consigliere e membro dell'esecutivo. - Designato Consigliere al CGIE nel 2005 in rappresentanza della comunità italiana d'Argentina. - Dal 1982 al 2005, ha preso parte come delegato rappresentante di varie istituzioni italiane in Argentina a tutti i Congressi , Conferenze,Simposi e riunioni nazionali, continentali ed internazionali che hanno trattato la tematica dell'emigrazione e degli italiani nel mondo.Da sempre, dalla sua nascita al suo distacco da questa vita terrena,GAETANO CARIO; ha indossato i panni dell'uomo in emigrazione, con fierezza, dignità e coraggio d'essere un italiano sotto ogni profilo,con l'orgoglio e l'onore di un Uomo del sud che conosce il valore del sapore del pane e il sacrificio per conquistarselo.

COMUNICATO DELLA SCOMPARSA DELL'EDITORE GAETANO CARIO
BUENOS AIRES - ARGENTINA
REDAZIONE CARIO EDITORE

 

ADDIO GAETANO CARIO,UNA VOCE LIBERA

 

 

Parenti piange un concittadino illustre. Si è spento,improvvisamente,all’età di 63 anni,il giornalista ed editore Gaetano Cario,fondatore del periodico “ L’eco d’Italia “.Il suo cuore si è fermato lunedì 23 maggio nell’ospedale italiano di Buenos Aires in Argentina,dove era ricoverato da martedì 17 per una infezione contratta durante un viaggio. Cario lascia la moglie e cinque figli.  La notizia della morte dello stimato concittadino,fa fatto subito il giro del paese gettando nello sconforto tutta la comunità parentese. Cario, partito da Parenti per l’Uraguay nel 1958 all’età di soli sedici anni,si stabilì a Montevideo dove nel 1964 inizio a buttare le basi per un ambizioso progetto editoriale. Il progetto prende corpo in  poco tempo e il primo ottobre dello stesso anno venne pubblicato il periodico “L’eco d’Italia “ con una tiratura di ben diecimila copie. Nel 1970 Cario si trasferì con la famiglia a Buenos Aires,nel rione di Floresta Sud,estendendo in poco tempo la sua proposta. Nella capitale Argentina costruì la sua casa e installò una tipografia. Da allora il periodico conobbe sempre continui progressi:Lanciò versioni de L’eco d’Italia in Argentina e in diversi paese del sud America (Brasile,Cile,Perù ecc. La sua esperienza maturata nel settore editoriale portò Cario a ricoprire numerose cariche istituzionali,tra cui quella di membro dell’esecutivo della Federazione unitaria della stampa Italiana all’estero e membro della consulta per gli Italiani emigrati in Argentina della Regione Calabria. Il nobile lavoro di Cario,come è stato annunciato,sarà portato avanti dalla famiglia,che ha annunciato la ferma intenzione di non disperdere il prezioso patrimonio editoriale e culturale costruito dall’editore nel corso degli anni. La notizia della sua scomparsa ha suscitato grande cordoglio fra i parentesi che nel corso degli anni avevano avuto modo di collaborare con lo stesso Cario.Il Sindaco Antonio Riga,fortemente commosso per la prematura dipartita dell’illustre concittadino,ha dichiarato:”  Non perdeva mai occasione per visitare il suo paese,perché era molto legato alla sua terra e la sua terra era legata a lui. Era il nostro portavoce ,un ponte tra noi e i nostri compaesani emigrati.Quando in Argentina ci fu la crisi economica ha ricordato ancora il Sindaco qui venne organizzata una grande colletta,un esempio dell’amore che lega i calabresi nel mondo. “Commozione è stata espressa anche dal parroco Don Mario Vizza,che si teneva costantemente in stretto contatto con Cario vie e-Mail. “Era una persona preparata e attaccata alle sue radici,un uomo che mancherà a tutti “ ha affermato Don Mario. Era lui che manteneva i contati con Parenti,che riportava sul suo giornale quello che accadeva nel nostro paese e dava così la possibilità ai nostri connazionali di essere continuamente aggiornati “.Nei giorni scorsi,molti sono stati i messaggi di cordoglio inviati alla famiglia dalle più alte cariche istituzionali Italiane. Nicia D’Ambrosi da “La voce del Savuto.

 

 

LA "CARIO EDITORE" PROSEGUE LA SUA MISSIONE NEL SETTORE
DELLA STAMPA ED INFORMAZIONE ITALIANA ALL'ESTERO
CON IL SUO FIGLIO D'ARTE

ALESSANDRO CARIO AL TIMONE
DELLA "CARIO EDITORE"


Esiste una componente che spinge le radici a continuare nella terra della vita, ed é l'identità. Non importa quando questa inizia a svilupparsi, ma di certo é la coscienza dell'appartenenza che porta un
uomo a trovare il coraggio di assumere le proprie responsabilità, anche a nome di chi rappresenta. La "Cario Editore", di Gaetano Cario, prosegue la sua missione nel settore dell'Editoria ed Informazione Italiana all'Estero, con il suo figlio d'arte: Alessandro Cario, primogenito di Gaetano.Raccogliere un testimone non è semplice, soprattutto se contiene una valenza ricca di significati che appartengono alla storia dell'editoria e del giornalismo italiano all'estero che Gaetano Cario ha saputo edificare in 50 anni d'emigrazione. Ma proprio in questo momento si rivela la "stoffa e il lignaggio" di chi si appresta con amore a stringere questa "staffetta". Per Alessandro Cario questo momento rappresenta un impegno importante e gravoso, ma non per questo impossibile e da condurre avanti, con onore e dedicazione. Le basi sono garantite dalla volontà e da chi é consapevole di chi é stato suo padre.L'insegnamento di un uomo che ha dato lustro all'italianità, con le armi del coraggio e della fede che sorregge un emigrante: il lavoro.L'emigrazione, infatti, è stata per Gaetano Cario, come un tatuaggio nell'anima che mai poteva essere cancellato o deformato anche dalle
influenze di una società tendente a  coniugarsi con una filosofia della globalizzazione che avrebbe, oltre agli aspetti di carattere economico e finanziario, determinato un effetto sociale, molto pericoloso, di
"sottovalutazione" del ruolo che ha significato la matrice emigratoria nel mondo e in seno alle varie società dei Paesi di accoglimento in cui si é espressa. Adesso, il figlio Alessandro, nato a Montevideo il 22 febbraio 1969, è il suo continuatore. Apparentemente un giovane "inesperto", ma è  un autentico "figlio d'arte", se così si può dire, che ha dalla sua parte, oltre la genetica mediterranea, la verve  e l' intelligenza dei Cario. Sposato con Miriam e padre di tre figli, Marco, Gian Luca e Alessia - (quest'ultima nata dopo cinque giorni dalla scomparsa del nonno) – ha costruito la sua esperienza di lavoro nella redazione del giornale sotto la guida del padre. Alessandro ha studiato amministrazione d'impresa e ha l'adeguato equilibrio per discernere e per sinergizzare ciò che edificato l'operato del padre e ciò che lui andrà ad aggiungere a questo
patrimonio da difendere, consolidare ed accrescere con il tempo.Alessandro ha appreso, fin da piccolo, il linguaggio della comunicazione in emigrazione. Si é alimentato con questo "pane quotidiano"da quando è nato, per cui conosce profondamente, anche se le ha vissute, finora dietro le quinte, le questioni della collettività italiana. Del resto la decisione di continuare nella scia dell'opera del padre, senza tentennamenti, dimostra che il coraggio di affrontare il futuro non gli manca.  Certamente la convinzione di sapere che questo futuro è da costruire, evidenzia in lui la chiarezza della sua scelta, raccolte già
dalle sue prime dichiarazioni. "Mio padre ha dato a tutta la nostra
famiglia la dignità e la garanzia di un nome e di un futuro, che abbiamo il dovere morale, oltre che affettivo, da difendere. Chi ha conosciuto papà lo può ricordare come un fiero combattente dei diritti dell'uomo in emigrazione. Probabilmente, in certi momenti, ha potuto esternare la sua caratteristica peculiare che é stata la forza del suo carattere,calabrese e schietto, che per alcuni, era scontroso  o duro, ma
certamente un uomo che ha creduto nel suo lavoro e nella famiglia fino
all'ultimo momento della sua vita. Un uomo che ha amato la collettività,perché ne ha fatto parte e mai ha dimenticato d'essere un emigrate. Come figlio, c'é un solo modo per onorare la sua memoria e ciò che ha
lasciato alla collettività italiana, anche se, purtroppo, non sempre lo ha saputo comprendere nella sua dimensione di uomo e dirigente, ed è raccogliere il suo testimone.  La bontà é un valore nascosto. Il cuore e i sentimenti non sempre sono trasparenti per chi non li sa "leggere". Poco importano le sfumature. Nel ringraziare quanti sono stati vicino alla nostra famiglia, in questo doloroso epilogo, fin da questo momento, desidero esprimere il profondo riconoscimento a quanti, amici e connazionali, autorità diplomatiche e consolari, esponenti politici e dirigenti, istituzioni e circoli, hanno data tangibilità di cuore. Sono certo che, nel mio minuscolo, il nome di Gaetano Cario, saprò portarlo e mantenerlo come Lui ci ha insegnato: con l'italianità nello spirito".Bastano queste poche parole per indirizzare ad Alessandro Cario il primo
riconoscimento: quello della fede di andare avanti. Coraggio e capacità si fondono nel binomio vincente quando la ricerca del  dialogo è l'humus per la comprensione che rappresenta il primo trattino di unione
tra il mondo e i valori dell'uomo. come rispetto verso il simile e il prossimo. Dopo quel "Buon viaggio Rizzolino", il biglietto per la continuità é staccato ed è valido per qualsiasi destinazione, cioé "in ogni dove", ovvero dove c'è sempre e persistente la pelle dell'emigrante, la stessa pelle che racchiude il colore del sacrificio, necessario per costruirsi insieme ed assieme.

Enzo Rapisarda

 

QUEL PROFUMO DI CARTA

DA PARENTI A BUENOS AIRES INSEGUENDO UN SOGNO

 

 

 GAETANO CAIRO

La storia del calabrese Gaetano Cario,il più grande editore di giornali italiani in America latina

 

Sfogliare i giornali nel salone del barbiere,nella Cosenza anni  50. Il ricordo di quell’abitudine studentesca lo ha accompagnato dalla Calabria all’Argentina. Sorride ancora mentre ne parla,a  oltre cinquant’anni di distanza. Rumore e profumo di carta hanno scritto il destino di Gaetano Cairo,piccolo imprenditore diventato il più grande editore di giornali italiani in America latina. “ Frequentavo la carata,cos’altro potevo fare ? “  Quasi si schernisce,all’altro capo del telefono,accento spagnolo poco marcato,mai dimenticata la lingua d’origine. Ma per lui l’Italia e la Calabria non sono lontane. Non lo sono mai state. “ Torno spesso a Cosenza. L’ultima volta è stato un mese fa e ci sarò a marzo. Con i miei giornali organizzo anche gite in Calabria. Ho portato più di trecento persone ,tra argentini e figli di emigrati,a  conoscere la regione. Sessant’anni,nato a Parenti,nel Casentino,conosce da subito il disagio e il dolore del distacco dello sradicamento. “ Avevo appena un anno quando mio padre morì in guerra. Non l’ho mai conosciuto. A cinque anni sono stato mandato in collegio,a Montalto Uffugo,all’orfanotrofio Sant’Antonio. Le mie due sorelle invece in collegio dalle suore.,nell’istituto di Suo Elena Aiello,vicino al castello,a Cosenza. La sua è una storia di continua  emigrazione. “ Finite le scuole di avviamento a Montalto,ho frequentato il Vittorio Emanuele,l’Istituto per orfani di guerra a Cosenza,lì dove c’era il tribunale vecchio. Non so se c’è ancora. Parla come se quel giorno fosse ieri. Ogni minimo particolare è impresso nella sua memoria. E’ come un prezioso bagaglio che si porta dietro dall’Argentina all’Uraguay,dal Brasile al Perù,al Cile. “ Sono sempre in giro. Sono appena rientrato da Mar de Plata e riparto per San Paolo “. E poi Rio de Janeiro,Santiago,Lima. Affronta con coraggio la crisi che sta piegando il suo paese d’adozione. Quel bagaglio di ricordi è un’ancora,un punto di riferimento,ma non tornerebbe mai indietro,in Italia. “ E’ impossibile per noi,in fondo stiamo bene”. Non può cancellare e gettare via tutti quegli anni di fatica. Quando nel 58,la scia la Calabria,prima per l’Uraguay e poi per l’Argentina,ha appena 16 anni. “ Sono partito con mia madre appena finito il tecnico industriale. Le mie due sorelle erano già a Montivideo. Sono stati gli zii di mio padre a volerci lì”. Per tre lunghi anni lavora di notte e studia di giorno, “ un corso di ragioneria “. Poi preso il diploma,riesce ad avere un posto come impiegato,ci tiene a sottolinearlo,in una fabbrica di carta,per sei anni. Torna il profumo di carta che seduce. “ Ma a Montevideo non c’erano giornali Italiani. Da qui l’idea di cominciare a stampare,nel 63,il settimanale “ L’Eco d’Italia “. Nessun aiuto,nessuna sovvenzione solo pubblicità e abbonamenti. “ A Montevideo c’era una grossa comunità italiana,all’inizio oltre centomila persone. Così ho fondato l’Associazione regionale calabrese,la più grande dell’Uraguay.”

Associazione galeotta per lui,come per molti altri emigrati. E’ lì che conosce la moglie,Teresa Belfronda,55 anni,originaria di Altomonte. “ Olà”. La voce femminile risponde inaspettatamente al telefono una domenica mattina.” Abla Italiano,Signora? “ Si,sono di Altomonte”. Anche lei come il marito è emigrata da piccola,a soli dieci anni,metà dei parenti in Uraguay e metà a Buenos Aires. “ Speriamo che non ci sia una terza emigrazione. Speriamo che i miei figli non debbano tornare in Italia.” Cinque figli:Alessandro,33 anni,Fabio di 31, Adriano di 29.Paolo di 27e Fiorella,di 14.” Hanno tutti nomi italiani,dice,orgoglioso Gaetano Cairo. Al contrario della moglie non si preoccupa del loro futuro. “ Lavorano tutti con me,non c’è nessun problema. Sono tutti a Buenos Aires,solo Paolo è a Montevideo per seguire l’andamento del giornale”. Sì,perché dopo il matrimonio Giacomo Cairo e la moglie si sono trasferiti dall’Uraguay all’Argentina. E’ lì che ora vivono,è l’ che sono nati  i ragazzi. Nel 1970 mi sono reso indipendente e ho messo su una mia tipografia a Buenos Aires. Ho cominciato a guardare lontano,a cercare altri orizzonti “. Arriva così il tempo del Brasile. “ A Porto Alegre ho fondato la Voce d’Italia. Poi è la volta di San Paolo. “ Anche lì c’è una grossa comunità italiana e ho dato alle stampe un altro settimanale,l’Italia del popolo. Da 26 anni siamo presenti a Porto Alegre e da  24 a San Paolo. Da 8 anni a La Plata,invece,viene pubblicato,Panorama Italiano e a Mar del Plata,  “bellissima città”,esce Italia viva. “Adesso abbiamo cominciato a diffondere L’Eco d’Italia di Buenos Aires anche a Santiago del Cile e a Lima in Perù.” Orizzonti sempre più larghi,ma l’ombra della crisi offusca,annebbia,comunque e dovunque. “ Anche noi stiamo avendo problemi” lo dice con realistica amarezza,ma senza perdere la fiducia. Anche se i numeri parlano. Trent’anni fa uscivamo con L’Eco d’Italia a quaranta pagine.Oggi siamo ridotti a sedici. Abbiamo dovuto ritirarlo dalle edicole a Buenos Aires e siamo rimasti solo con gli abbonamenti. La nostra è una comunità vecchia. Il 90% dei seicentomila italiani che vivono in Argentina va dai  70 ai 90 anni. Sono pensionati e ridotti in povertà per il congelamento dei conti bancari. La crisi va avanti da dieci anni e si è aggravata negli ultimi cinque,da quando l’Argentina ha aperto all’importazione di prodotti a costo molto bassi che hanno fatto fallire le piccole e medie imprese. E poi quei fondi promessi dalla Regione Caloria che ancora non arrivano. “ Molte parole e pochi fatti. Una delegazione è venuta qui a offrire tre miliardi,ma ancora non si è visto niente. Diecine e decine di persone vengono a chiedere aiuto. Abbiamo formato un’associazione per raccogliere tutte le richieste. Ma purtroppo c’è molta burocrazia. Finirà che i soldi arriveranno quando questa gente non ne avrà più bisogno”. Intanto le file  di pellegrini devoti di San Cajetano,il santo del lavoro al primo posto nella hit parade delle speranze a Buenosi Aires,si allungano sempre più. Quando il lavoro significa miracolo. Il suo miracolo Gaetano Cario continua  a costruirlo giorno per giorno,con pazienza,inseguendo quell’antico profumo di carta.

(ARTICOLO TRATTO DAL QUOTIDIANO DEL  04.02.2002-SCRITTO DA CRISTINA VERCILLO )

 

 

ARTURO VELTRI

 

 

 

Arturo Domenico Veltri nasce a Parenti il sei marzo del 1922. Figlio di Eugenio e di Caterina Minardi. Eugenio era figlio di uno dei tanti Veltri  del basso tirreno cosentino e aveva risalito il Savuto costruendo mulini a acqua, fino a fermarsi a Parenti dove sorgono ancora i resti dell’ultimo mulino. Caterina era di Rogliano, della piccola borghesia locale, figlia di emigrato in America da dove era tornato possidente. I Veltri dunque erano “mulinari”, ma anche “carvunari”, e in ultimo industriali del legno, trasferendosi negli anni trenta del ‘900 a Cosenza, nella parte antica della città, e insediandosi per la lavorazione e la commercializzazione del legno a nord dell’area urbana, a ridosso di corso Mazzini. Era numerosa la famiglia di Eugenio, con fratelli e sorelle guidati rigidissimamente dalla mano ferma del capofamiglia, solo stemperata dai modi dolci di Caterina. Se si voleva studiare lo si poteva pure fare, ma non a discapito del gran lavoro manuale in famiglia. Arturo lo fece e diventò maestro, e partì per la guerra e conobbe Ida Rovito, in un raduno ecclesiastico a Assisi. Ida divenne sua moglie ed era religiosissima, educata dalle canossiane; Arturo lo era di meno. Nonostante le fortissime resistenze del padre, Arturo sposò Ida, a dicembre del 1946 e insieme andarono a vivere con la famiglia di lei. Famiglia di commercianti cui Eugenio era contrario perché da padre-padrone voleva in perpetuo esercitare il controllo sui suoi figli. I rapporti non furono mai felici con la famiglia di Eugenio e Arturo molto ne soffrì. Iniziò a insegnare a Donnici, a Pianecrati, a Parenti, viaggiando in littorina o con mezzi di fortuna, ma tornando sempre a casa, in via Carlo d’Aquino. Aderì a una cooperitiva di maestri che acquistò un suolo e edificò nel 1958 due palazzine, in prossimità di piazza Fera, dove Arturo, Ida e i primi tre dei cinque figli si trasferirono. Con la famiglia autonoma e cresciuta la soluzione del problema caldo-vacanze fu individuata da Arturo nella scuola estiva. Per più di dodici anni, da marzo a ottobre insegnò in una pluriclasse vicino Bocca di Piazza, nella Sila Piccola, a ridosso di un piccolo invaso dell’allora Società Meridionale Elettrica. Scuola con annessa piccola abitazione, in baracca di legno, dove la famiglia stazionava da luglio a settembre ma dove Arturo restava da solo per gli altri mesi. Poi chiese e ottenne il trasferimento a Cosenza, Torrealta prima, via Roma infine dove rimase fino alla fine del servizio, nel 1987. Ebbe riconoscimenti importanti: le richieste massicce, per anni e anni, di famiglie perché i loro figlioli fossero assegnati alle sue classi, e, formalmente, medaglia d’oro e due d’argento al merito da parte del Ministro della Pubblica Istruzione.  Ha formato intere generazioni di cosentini che mai hanno smesso di  contattarlo,  ricordarlo,  ringraziarlo per gli insegnamenti ricevuti e per l’impronta di vita che avevano raccolto dalle parole e dalle azioni del maestro Arturo. Cinque sono i figli di Arturo e di Ida Veltri, tutti cresciuti alla loro scuola di vita, fatta di onestà, operosità, rigore, studio, umanità; tutti professionisti operanti in Calabria. Nel 1993 l’anello di una vita, quello formato da Arturo e da Ida, si ruppe per la morte di Ida. Arturo mai più si riprese, non sapendosi dare ragione del fatto né trovando conforto in figli e nipoti, che pure adorava avendo speso per loro la propria esistenza. Ha sopravvissuto alla moglie fino al dicembre del 2006 quando si è ricongiunto a lei, in un’altra vita.

 

 

DOTT. ERMANNO ANTONIO FEDERICO

 

 

Carissimo Don Mario,rispondo con gioia al suo invito, di ricordare la vita di mio padre che ha lasciato in me un grande vuoto. Questo vuoto quotidianamente si riempie nel ricordo di un grande affetto e un grande esempio di vita professionale che mi ha lasciato. Mio padre è nato a Spezzano Piccolo(CS) il 12/11/1926. Rimasto orfano di madre all'età di sei anni ed essendo figlio unico,ha vissuto col padre e una governante.Ha frequentato il Liceo Classico  "B. Telesio" di Cosenza e poi si è laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università di Modena. Ha sposato mia madre il 31/1/1954. Appena laureato ha esercitato presso l'Ospedale Civile di Cosenza per circa un anno;in seguito ha  esercitato la sua professione ,come medico condotto,prima nel Comune di  San Sosti (CS)  e poi nel Comune di Rende(CS).Nell'anno 1961 ha vinto il concorso per il Comune di  Parenti dov'è rimasto fino al 1994. Nel Gennaio 1962 arrivammo a Parenti,completamente imbiancata di neve,io alunna di seconda elementare,papà e mia zia Concetta. Mancava mia madre perchè da pochi giorni era nato mio fratello presso l 'Ospedale di Cosenza. Dal 1962 la vita di mio padre è stata quasi tutta spesa nel lavoro e nella cura della famiglia,con vacanze sempre molto limitate. Gli ultimi vent'anni della sua vita sono stati accompagnati da problemi di salute,legati al suo cuore e sempre più crescenti. Questo problema l'ha affrontato con coraggio e serenità,per cui non è stato un impedimento a lavorare come pensava giusto fare nè mai di grave turbamento per noi figli. Ha concluso la sua vita terrena il 18/10/2007 con accanto la sua famiglia e soprattutto l'affetto grande dei suoi nipoti Francesco e Valerio. Un  grande  abbraccio a lei  e a tutta la gente di Parenti. Maria Federico

 

 

MARIO V. MIRABELLI

 

 

Mario Mirabelli has in-depth experience in assisting clients on the national, international and local levels on matters involving corporate, securities and administrative issues. Mr. Mirabelli focuses on transactional, administrative, litigation and enforcement matters before the Securities and Exchange Commission (SEC), as well as public and private corporate finance, mergers and acquisitions, trade regulation and banking matters.

Before joining the firm, Mr. Mirabelli served as a partner at Baker & Hostetler, where he represented domestic and international clients in a full range of general and federal securities law and corporate and transactional matters, including related privatizations; corporation formations, organization and maintenance; and mergers and acquisitions. Mr. Mirabelli advised issuers and underwriters related to public and private securities offerings; prepared periodic and other reports to the SEC, National Association of Securities Dealers and New York Stock Exchange on behalf of issuers, underwriters and insiders; helped clients in federal and state trial and appellate courts, and in investigations and inquires from various governmental agencies.

Mr. Mirabelli also served for fourteen years as managing partner of the Washington, D.C. office of Shea & Gould.

Previous to his work in the private sector, Mr. Mirabelli served as a trial attorney at the SEC in the Office of Administrative Proceedings and Investigations. At the SEC, he was responsible for examining the conduct of complex investigations involving possible civil or criminal violations of the Securities Act of 1933. Mr. Mirabelli was also responsible for the conduct of injunctive proceedings relating to the registration and reporting requirements of the Securities Exchange Act of 1934. Mr. Mirabelli also served as chief hearing counsel of the SEC’s public investigation into the “Propriety of Estimates, Forecasts and Projections of Economic Performance.” He was also chief trial counsel of the commission's public investigation of the “Hot Issues Securities Markets.”

As an attorney in the Bureau of Deceptive Practices of the Federal Trade Commission, Mr. Mirabelli worked on cases arising under Section 5 of the Federal Trade Commission Act involving unfair methods of competition and unfair or deceptive acts or practices in commerce. He also was the lead attorney in charge of the commission's industry-wide project involving disclosure of non-tobacco ingredients in cigars.

 

 

 

DSCF7970mmirabelliDSCF7927


Professional Affiliations:
American Bar Association
The John R. Mott Scholarship Foundation, Inc., president
The National Italian American Foundation, Inc., former director and treasurer
Guest Services, Inc., former chairman of the Board of Trustees
Atlantic Bank of New York, former director
Metropolitan Washington Airports Authority, former member, Advisory Board
USO of Metropolitan Washington, former director

Education

  • American University Washington College of Law, J.D., 1964
  • Georgetown University, B.A., 1961


Bar Admissions

  • District of Columbia