SACERDOTI DEFUNTI

RAFFAELLO CARDAMONE

Raffaello Cardamone nacque a Parenti i 9.03.1844. Ebbe –insieme ai suoi numerosi fratelli,divenuti tutti valenti   professionisti - come suo primo maestro Francesco Acri(rivelatosi poi uno dei più grandi filosofi italiani dell’Ottocento)ed indi si avviò al Sacerdozio ed agli studi umanistici,conseguendo la laurea in Lettere,con brillante votazione, presso l’Università di Napoli.

Si dedicò,poi,all’insegnamento e per circa quarant’anni fu professore insigne di Lettere al  Liceo Ginnasio<B.Telesio>di Cosenza ,ad eccezione dei pochi anni di insegnamento al Liceo Ginnasio di Catanzaro ed al Liceo Ginnasio di Potenza.

Il Cardamone è noto soprattutto per la sua attività letteraria che gli valse, da parte di eminenti studiosi,gli appellativi di< calabrese che onora la Calabria> e di< letterato profondo ed acuto> e che si estrinsecò in tre diverse  manifestazioni:poesia,critica e traduzioni.

<Il Cantico sull’Italia> e <L’Eco dell’anima giovinetta> sono due prime opere poetiche e ad esse seguirono il delicato<CHEZ-SOI> e <Preludi> carmi di squisita fattura.

Sono evidenti nelle composizioni poetiche del Cardamone sprazzi di vera e grande poesia,ma la sua vena poetica , purtroppo,spesso si perde in riecheggiamenti di poeti classici o contemporanei che,se rivelano la profonda cultura del pur giovane poeta,non rinvigoriscono certo la vis poetica del Nostro. Molto importante,dal punto di vista storico,è <Il canto  sull’Italia > che denota,la fervida partecipazione dell’autore al movimento unitario nazionale.

<Studi di letteratura>,<Del Teatro> e <Intorno al XXVlll Canto dell’Inferno di Dante> sono studi critici di notevole importanza che mettono in luce la profonda cultura del Nostro   e la tendenza a  cogliere il motivo ispiratore delle opere d’arte ed il filone centrale del teatro dall’origina fino ai tempi moderni. Ed in tutta la sua  produzione critica primeggia l’idea centrale dell’estetica Cardamoniana che considera <le lettere come mezzo alle conoscenze dello spirito e come splendida manifestazione delle meraviglie di Dio nella parola>.

Discepolo di Vito Fornari,il Cardamone,in sostanza,non si staccò mai dal canone estetico che l’arte è uno dei tanti mezzi  per conoscere ed onorare Dio.

L’arte del tradurre,però,fu la precipua dote della personalità letteraria del Cardamone. Seppe trasferire in perfetta lingua  italiana le più interessanti opere di S. Agostino e di S.Bonaventura, interpretandone la forma e l’alto contenuto filosofico e religioso e ci diede in versi italiani la più bella traduzione del <Cantico dei Cantici>.

Ma il mondo poetico anglosassone fu la materia di studio preferita dal Car-damone,insigne poliglotta. Si cimentò dimostrando una non comune tendenza alla poesia-nella traduzione in versi italiani di molte poesie dell’Hemans,del Montgomery,del Grant, del Longfellow e di numerosi altri poeti,pubblicando le traduzioni in giornali e riviste e,quindi,ripubblicandole in volumi,più volte ristampati.

Il suo fu perciò un paziente lavoro di penetrazione e di espressione che curò in tutti i suoi particolari,rielaborano spesso le traduzioni alle quali conferì sempre una maggiore e più naturale forza espressiva poetica.

<La Divina Tragedia > e <Lo studente spagnolo>,le più importanti opere del Longfellow, furono tradotte dal Cardamone nel più perfetto  e moderno stile dialogico italiano,rimanendo salva nel contempo la fedeltà ai testi stranieri. Tali traduzioni costituiscono dei veri e propri capolavori in lingua italiana che denotano la forza comunicativa,la padronanza della lingua inglese e lo stile del Cardamone nel far rivivere in italiano dei capo lavori stranieri. E va da sé che,a parte l’aspetto estetico,le traduzioni dei due capolavori del Longfellow si pongono anche come esaltazione della fede cristiana e della forza morale della donna e cioè,come esaltazione di tutto il cristianesimo che fu il punto d’incontro tra  il Cardamone ed il grande Longfellow.

Una raccolta di < Proverbi calabresi> rivela l’interessamento del Cardamone anche per il dialetto della Calabria e lo <Schizzo geografico dell’America e della Oceania> conferma la vasta cultura dell’autore. Celebri sono anche le sue orazioni sacre ed apprezzabili sono le traduzioni di alcuni passi di Virgilio.

Non si può chiudere,però,questo scritto senza ricordare le benemerenze del Cardamone nel campo della Scuola e della Chiesa.

Egli  inculcò in tutti i suoi discepoli non solo l’amore per lo studio,ma principalmente una concezione più umana della vita basata sulla fede cristiana.  Il suo insegnamento mirò essenzialmente a formare le coscienze arricchendole di  principi religiosi e morali,e non di sole nozioni culturali, e divulgando tra i suoi discepoli i passi più importanti della Sacra Scrittura anche a mezzo delle sue traduzioni.

Il Cantico dei Cantici,nella traduzione cardamoniana,andò,infatti,a ruba tra gli studenti delle diverse scuole ove il Cardamone insegnò.

E neanche mancò all’insegnamento del Cardamone,nel pieni rispetto verso la Chiesa, il culto dell’amor  di patria,che egli sentì fin dai primi suoi anni,esprimendolo nel patriottico <Canto sull’Italia>.

E nonostante la sua multiforme attività letteraria ed educativa,Raffaelo Cardamone non tralasciò i suoi doveri di cittadino e di sacerdote parentese.

E,sotto questo aspetto,costituiscono l’opera più bella del Cardamone l’ampliamento e la restaurazione della Chiesa Madre di Parenti,per la quale profuse generosamente fondi propri e ne reperì altri mediante pubbliche sottoscrizioni alle quali fu unanime l’adesione dei Parentesi,incitati dallo esempio del Cardamone.

Non pago di ciò,d’accordo con i fratelli- in esecuzione di un disegno paterno- il Cardamone costruì,nell’abitato del paese,un’artistica nuova Chiesa che volle intitolare a S.Pasquale,in onore del suo compianto genitore Pasquale.

Raffaello Cardamone,morto il 10.05.1916,va perciò onorato dal suo paese natale non solo come letterato,ma anche come sacerdote,educatore e soprattutto come cittadino esemplare ed amante di Parenti.

Per dare un’idea più precisa dell’attività letteraria del Cardamone, pubblichiamo l’elenco delle sue opere e quello degli  scritti su Raffaello Cardamone.

OPERE DI RAFFAELLO CARDAMONE

1 )  Canto sull’Italia.

2 )  In morte della Sig.ra Vincenza Mirabelli-Domenico.

3 )  Proverbi Calabresi.

4 )  L’Eco dell’anima giovinetta.

5 )  Studi di letteratura.

6 )  Preludi e Chez-Soi.

7 )  Lo studente spaguolo.

8 )  Dell’episodio di Laocoonte.

9 )  Traduzioni dall’Inglese.

10)     Della  Musica

11)     Nuove traduzioni dall’Inglese.

12)     Del risorgere dal peccato a grazia.

13)     Schizzo geografico dell’America e dell’Oceania.

14)     Del Teatro.

15)     Il peccato del poeta.

16)     Verginità.

17)     Vestigia d’Angeli.

18)     Intorno al  XXVlll Canto dell’Inferno.

19)     La Divina Tragedia.

20)     Il Cantico dei Cantici.

21)     Traduzioni da poeti inglesi.

22)     Panegirico di S.Liberata.

23)     L’Episodio di Aristeo.

24)     I Soliloqui.                    M.S.

 

 

MONS.ALFONSO CHIODO

 

 

 

Mons.Alfonso Chiodo nacque a Parenti il 23.05.1906.

Ordinato Sacerdote nel 1932,fu nominato Parroco in Vico di Aprigliano(cs),dove vi rimase fino alla primavera dell’ anno 1936,quando prese possesso della Parrocchia “S.Maria della Sanità”in Portapiana(cs).Qui svolse il suo servizio Sacerdotale per 29 lunghi anni,fino a quando, nell’autunno  del  1964, fu costretto a lasciare la Parrocchia ed a trasferirsi in  quella di Loreto (cs), come semplice Sacerdote, a causa della sua grave malattia.Laureato in Sacra Teologia,si dedicò anche alla predicazione e all’insegnamento.Tenne numerosi esercizi spirituali presso Istituti religiosi  in diverse località d’Italia e insegnò Religione presso l’Istituto Magistrale      ‘Lucrezia della Valle’ di Cosenza e Lettere Classiche presso il Collegio Arcivescovile ‘A.Calcara’ di Cosenza. Aveva un’irresistibile passione per la Musica e, per questo motivo, nei Pochi  brevi  intervalli  di tempo  libero, si  dedicava  a  suonare l’Harmonium  ed il Pianoforte,eseguendo alcune delle  sue  musiche classiche preferite. Fu autore di molti saggi e scritti,che,insieme agli altri numerosi suoi libri di Teologia,lasciò alla Biblioteca del Seminario Cosentino.  Morì a Cosenza il 14.05.1968.            

                                                                    Romualdo Chiodo

 

 

DON LUIGI MALETTA

 

   

             

 

 

Don Luigi  Maletta nacque a  Parenti il 13.11.1903 da  umile famiglia.

Nel 1929 fu ordinato Sacerdote.

Dedicò tutta la sua vita ai giovani. A lui si deve il primo circolo ricreativo” San Luigi”che realizzò nel popoloso  rione Tribunali,benedetto dall’allora Arcivescovo Mons. Trussoni il giorno 8.12.1929.

Dal 1929 al 1935,unitamente a Don Attilio De fiore,fu Vicario Cooperatore della Parrocchia di S. Gaetano.

Scoppiata la guerra Etiopica,il coraggioso Sacerdote partì volontario di guerra e fu decorato con la medaglia di bronzo e croce di guerra al valor militare.

Nel 1938 ritornò dalla guerra d’Africa e, dopo essere stato per un anno ricoverato presso l’ospedale militare di Caserta per malaria perniciosa,nel marzo 1940 l’Arcivescovo Mons. Roberto Nogara gli affidò la Parrocchia di S. Gaetano,resasi vacante dopo la morte di Don Vincenzo Sisca. Ma la grande guerra scoppiata ne giugno del 1940 portò la fame,la miseria e numerosi bombardamenti sulle città.

Il 28.8.1943 gli aerei Inglesi distrussero quasi totalmente la Chiesa di S. Gaetano;lui stesso con le proprie mani raccolse,davanti alla porta del sacro tempio,i resti mortali della madre e della sorella uccise.I presenti ascoltarono le parole di Don Luigi che,con la sua veste talare sporca di sangue e calcinacci,elevando lo sguardo al cielo disse<Sia fatta la tua volontà, mio Dio Signore>.

In 35 anni di apostolato dedicò tutta la sua vita ai giovani. Si devono a lui numerose vocazioni sacerdotali.

Creò il cinema  parrocchiale, l’assistenza ai nomadi,l’associazione cattolica giovanile ’Pier Giorgio Frassati’, la costruzione del villaggio del fanciullo presso Caricchio ed il primo gruppo scout della città, il gruppo ASCI  Cosenza l,che diede impulso ad altri parroci a fare altrettanto. Ma il 17.3.1975 Don Luigi Maletta si spegne, mentre fervevano i preparativi per la festa di S. Giuseppe,sicchè la Chiesa,preparata a festa,ha unificato i solenni festeggiamenti con il commiato al suo grande Pastore che lasciava questa terra per la dimora eterna del cielo.

Va ricordata l’omelia di Mons. Enea Selis,Arcivescovo di Cosenza, in occasione della messa  del Giovedì Santo del 1975:<…abbiamo visto con sorpresa folle di persone,soprattutto giovani,piangere di commozione perché la morte aveva loro rivelato in modo forse inatteso ma evidente, quanta parte avesse avuto nella loro vita  la presenza, la parola,l’amicizia di questo Sacerdote>.

 

 

 

DON LUIGI MALETTA

 

 

Nacque a Parenti(CS) il 13 novembre 1903,da Giuseppe Maletta e da Caterina Capillupo.Una famiglia modesta.Venne ordinato Sacerdote nel 1929.Appena nominato Sacerdote apre l’ 8.12.1929 il primo circolo cattolico ricreativo “S. Luigi “nel popoloso quartieri “Tribunale “ di Cosenza, quasi un segnale premonitore di cosa sarebbe stata la sua esperienza di Sacerdozio.

Partì volontario come cappellano militare sul fronte di guerra coloniale in Etiopia,dove fu decorato come medaglia al valor militare. Rientrò dall’Africa nel 1938 a causa della contrazione della malaria perniciosa e rientrato in Cosenza,l’allora Vescovo Nogara gli affidò la parrocchia di S. Gaetano.

Intanto l’Italia entrò in guerra e nel 1943,durante un violento bombardamento alleato sulla città di Cosenza che provocò la quasi totale distruzione della Chiesa di S. Gaetano,Egli perse anche la madre Caterina e la sorella Adelina.

A guerra appena finita l’8.12.1945 fonda il gruppo scout Cosenza 1° registrato ufficialmente solo nel maggio del 1947. Viene nominato Assistente Provinciale Asci il 4 luglio 1958.

E’ un grande animatore e fonda anche l’associazione cattolica giovanile “ Pier Giorgio Trassati ”,l’opera assistenza nomadi,ma la sua opera simbolo rimane la costruzione del Villaggio del Fanciullo”Cristo Re “ grazie alla donazione di un terreno da parte di una pia donna,la signorina Fiorentino,e al contributo di 10 milioni di lire arrivato dall’America. Ulteriore segno di quanto Don Luigi avesse a cuore la crescita e l’educazione dei giovani.

Muore a Cosenza il 17.03.1975

 

 

SACERDOTI E SCAUTISMO IN CALABRIA

 

DON LEMBO,DON MALETTA,DON GATTI

 

TRE ESPERIENZE DI FEDE E DI EDUCAZIONE

 

Don Luigi Maletta per vocazione,educazione e formazione conserva in sé le caratteristiche dell’uomo evangelico.Era semplice,entusiasta,generoso fino al sacrificio.Sempre presente in parrocchia verso tutti disponibile e pronto all’accoglienza,non esitò ad accogliere un giovane barbuto,solitario e oltremodo taciturno che si diceva provenisse dalla Repubblica di Salò. Don Luigi l’ospitò in uno dei primi campi scout alla fine degli anni 40.

Di poche parole,era dotato di grande predisposizione alla comprensione e aveva un sorriso per tutti. A volte i suoi silenzi erano molto più efficaci di qualunque discorso. Era altresì un uomo pragmatico,di forte personalità,di abilità manuali e competenze non comuni che lui metteva al servizio di tutti,in particolare dei ragazzi e dei giovani. Se un giovane dimostrava una spiccata attitudine a lavori artigianali Don Luigi non esitava ad acquistare utensili complessi,di tipo industriale,anche se non aveva nell’immediato le risorse economiche per poterli pagare.

Tenace e infaticabile le sue iniziative pastorali spaziavano dalla catechesi (catechismo)all’attenzione concreta verso i poveri e gli emarginati,all’amore verso i piccoli ei giovani,per i quali manifestava con straordinaria umanità e capacità la volontà di capirne i bisogni,i desideri,le aspettative più intime  e,attraverso l’azione educativa,si adoperava per formare caratteri forti,aperti alla fede,orientati al bene.

Nel  1948,sempre a sue spese,portò gli scout a Roma per le celebrazioni dell’80° della GIAC(Gioventù Italiana Azione Cattolica):

Quello che più colpisce del carattere di Don Luigi è che queste indubbie qualità se da un lato gli conferivano un alone di prete carismatico e innovativo,dall’altro facevano sì che avesse scarsa propensione verso la previdenza che lui suppliva con una fiducia illimitata verso la “Divina Provvidenza “.

Possedeva di conseguenza la fede dei semplici e dei forti,alimentata dalla devozione filiale verso la Madonna o Mamma Celeste come  lui amava dire. Il colore celeste del fazzoletto di gruppo era stato scelto perché celeste è nell’iconografia cattolica il mantello della Madonna.

Il suo ricordo resta ancora vivo,a distanza di tanto tempo,forse perché la  sostanza dell’educazione religiosa impartita da Don Luigi era fondata più sul parlare con Dio che parlare di Dio e dal pensiero costante verso le realtà ultime.

Don Luigi Maletta amava veramente l’avventura,il suo apostolato tra i giovani e per i giovani era vissuto con spirito avventuroso. Nei primi anni 50 acquistò un autocarro furgonato americano,residuato  di guerra dal quale furono tolte le attrezzature radar e con questo veicolo,da lui guidato, si scorazzava per monti e valli della Sila,vivendo avventure incredibili. Ma era anche vero che il “ grande gioco “ trovava il suo completamento dinanzi all’altare,ai piedi del quale gli scout promettevano con l’aiuto di Dio di “ fare del proprio meglio “… un impegno che ci avrebbe accompagnato  per tutta la vita “ così commentava Don Luigi alla prima promessa scout o nei tanti rinnovi che seguirono negli anni,ai campi San Giorgio,per chi ha avuto la grazia di stargli vicino per lungo tempo. E così è stato per tante generazioni di ragazzi diventati adulti nell’eco di quell’impegno. In quegli anni la frequenza nella sede scout era quotidiana ed era qui che Don Luigi dimostrava le sue doti di capo,di padre spirituale e di maestro. Si giocava ma soprattutto egli allenava i giovani nelle tecniche scout,passava le sue conoscenze,non solo teoriche,che andavano dall’elettricità alla meccanica,dai lavori artigianali alle costruzioni da campo,alla cucina. Nei momenti di pausa,utilizzando l’organo insegnava i canti scout.Utilizzando una vecchia Singer tagliava e cuciva i camiciotti per l’uniforme.Dai primi anni 50 in poi i campi scout venivano realizzati sull’altopiano silano,e per Don Luigi il “posto “ doveva  parlare di Dio e non a torto. Non sempre c’era la possibilità di avere acqua potabile,lui come per incanto,indicava il punto in cui scavare e l’acqua zampillava e se ne aveva per tutta la durata del campo.Ma mano che i ragazzi crescevano in sapere …e fare…Don Luigi quasi scompariva,lasciando più spazio ai giovani,lasciando fare i capi come lui ne aveva dato testimonianza. E’ questa la lezione più importante che lasciò come educatore. Aveva il massimo rispetto per i ragazzi,mai una parola di troppo,ma sapeva essere anche rude verso coloro che si lasciavano vincere dalla pigrizia.

Sembrerebbe che in Don Luigi prevalesse la dimensione di capo,non è così:pur avendo doti di capo non comuni non dimenticava mai il suo ruolo di assistente.

I fondamenti delle buona crescita per Don Luigi erano l’educazione della volontà,l’educazione dei sentimenti,l’educazione dell’intelligenza che dovevano costruire l’uomo “Nuovo“,attratto dall’amore verso Dio per vivere secondo il Vangelo. Perciò lui predilesse lo scoutismo ad ogni altro metodo educativo. Con il suo essere prete scout riusciva a trasmettere una costante tensione verso il bene che,ispirata dalla fede in Dio e sostenuta dall’ascolto della parola,dalla preghiera personale e comunitaria,era scansione del nostro divenire. In questo clima nascevano le vocazioni sacerdotali, fra la altre quelle di don Gino Liberto che entrato ragazzino nel Cosenza 1° fino ad essere Akele, ordinato sacerdote fu parroco a Castrolibero e qui avviò verso la fine degli anni ’70 il gruppo scout.

Don Luigi Maletta ha lasciato tracce profonde nella diocesi cosentina e non solo in chi l’ha conosciuto e frequentato. A lui è stata intitolata l’ex “Salita Tribunale” sulla cui sommità è ubicato lo storico palazzo Arnone che, già carcere e sede di tribunale, restaurato, è oggi sede di Museo e uffici delle Belle Arti.

La ripresa dello scoutismo cattolico in Italia, avvenuta intorno al 1944, interessò anche la Calabria e la provincia di Cosenza. In città il rilancio dell’Associazione Scout Cattolici Italiani (ASCI) ebbe inizio nel dicembre 1944 per interessamento di monsignor Antonio del Vecchio. Lo stesso era stato assistente ecclesiastico di un reparto di esploratori censito nel 1923, il primo gruppo scout ASCI del quale si ha notizia in Calabria. Tracce delle attività di questo reparto e di un altro ancora si hanno sulla stampa locale degli anni 1925 e 1926. monsignor Antonio del Vecchio interessò alla questione tutti i parroci della diocesi. A Cosenza risposero all’appello don Eugenio Romano, parroco di Santa Teresa, il quale aveva anche militato negli esploratori cattolici prima di essere ordinato sacerdote, don Luigi Maletta, parroco  di San Gaetano e don Antonio de Rose, coadiuvato da Aldo del Giudice, allora seminarista, della chiesa Santità di Porta Piana. Il reparto di Santa Teresa ebbe vita breve, quello di Porta Piana che ebbe come assistente ecclesiastico don Aldo del Giudice durò fino al 1958, anno del trasferimento di don Aldo a Fuscaldo dove anche qui continuò e profuse il suo impegno per lo scoutismo.

Il gruppo scout di Cosenza 1° con sede nella storica parrocchia di San Gaetano, compie a dicembre prossimo sessantenni di vita senza avere avuto alcuna interruzione, anche se don Maletta ne fu protagonista nei primi trentenni, sufficienti comunque perché il vissuto del sacerdote fosse anche la storia dello scoutismo cosentino. Poiché non c’è gruppo scout di Cosenza e dintorni che non abbia avuto tra i promotori capi formatisi nel Cosenza 1° di don Maletta.

Lo scoutismo era per don Luigi Maletta uno strumento validissimo, se non l’unico, per educare i giovani ad essere veri uomini come lui ripeteva spesso. Portava questa convinzione ovunque la sua azione pastorale si svolgesse, non si limitava ad essere scout con gli scout ma lo stesso indirizzo educativo veniva dato a tutti i gruppi presenti in parrocchia e soprattutto ai ragazzi del “villaggio del fanciullo”. La vita all’aperto, il campo con il suo modo di vivere in semplicità, la tenda, le lunghe marce, la strada con la sua spiritualità erano gli ingredienti essenziali del processo educativo. Un processo educativo privo assolutamente di “teorizzazioni” più o meno astratte: lui amava la pedagogia del fare e anche da questo si capiva come aveva fatto proprio l’ideale scout. 

(Da  Brutium-Sacerdoti e Scoutismo in Calabria N°1.2005